Come ogni primo venerdì del mese l'appuntamento clou sul fronte macro è l'aggiornamento sugli occupati mensili Usa, tra i principali indicatori cui Federal Reserve guarda per aggiustare il costo del denaro. Stando al consensus i numeri dovrebbero mostrare un tasso di disoccupazione fermo a 4,2% in luglio insieme a un miglioramento della crescita occupazionale pari a 80.000, dopo il deludente incremento di 57.000 segnato in giugno. Un dato particolarmente lontano dal consensus, al rialzo come al ribasso, avrebbe naturalmente ripercussioni sulle aspettative di politica monetaria. Le statistiche settimanali di ieri sulle richieste di sussidi di disoccupazione sono risultate leggermente migliori delle attese e l'indagine Challenger sui licenziamenti di luglio ha messo in evidenza 33,429 tagli, minimo da luglio 2024. Decisamente peggio del previsto invece gli occupati del settore privato resi noti da Adp mercoledì.
Dell'intervento storico della scorsa settimana in cui gli Usa - di concerto con le autorità nipponiche - hanno venduto euro contro yen la Banca centrale europea è stata informata soltanto a cose fatte, dopo la chiusura del mercato di venerdì scorso. Lo scrive il Financial Times, attribuendolo a fonti vicine al dossier. Il dollaro si muove leggermente al rialzo in attesa dei dati Usa, beneficiato da indiscrezioni riportate dagli operatori di mercato secondo cui il numero uno Fed sarebbe aperto a una stretta sui tassi in settembre.
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