CAFFE’ ESPRESSO

24 luglio 2026 - Vola a 100 il petrolio ...

Si è di nuovo con il fiato sospeso, come se il cessate il fuoco di giugno non fosse mai avvenuto. Dopo settimane trascorse a sonnecchiare, mentre le tensioni tra Usa e Iran covavano sotto la cenere, per gli investitori il risveglio è stato brusco: il greggio è balzato a 100 dollari il barile e l'inflazione torna a figurare nell'elenco dei timori per tutti. Lo shock è arrivato dal Mar Rosso dove gli Houthi, alleati dell'Iran, hanno attaccato due petroliere saudite, minacciando di bloccare un'altra arteria vitale del Medio Oriente per la fornitura globale di greggio. Trump non ha usato mezzi termini, minacciando una "dura punizione militare" e alimentando i timori che il conflitto si allarghi. Considerate le riserve mondiali di petrolio già in esaurimento, il rischio è che uno shock energetico prolungato alimenti l'inflazione globale e sradichi le aspettative sui prezzi, incubo per tutte le banche centrali. Rispetto a fine giungo i contratti Brent sono in rialzo di quasi il 40%. I titoli di Stato a scadenza più lunga hanno subìto il peso maggiore delle vendite, i rendimenti del Treasury a 30 anni viaggiano in prossimità del record degli ultimi 19 anni a 5,201%. I tassi del decennale Usa sono indicati intorno al 4,7%, livello più elevato da 18 mesi. Svanisce così qualsiasi residua speranza di un taglio dei tassi da parte delle banche centrali. I mercati prevedono ora una probabilità su tre che la Fed alzi i tassi già la prossima settimana e già scontano pienamente due strette entro gennaio 2027. I timori su greggio e tassi fanno sprofondare i listini azionari. I produttori di semiconduttori non trovano sollievo nemmeno nei risultati eccezionali di Intel Corp che hanno fatto volare il titolo di oltre 4% dopo la chiusura delle contrattazioni. Ad aggravare il quadro già cupo il settore dell'intelligenza artificiale, che mostra ulteriori segni di affaticamento, e fa temere agli investitori piani di aumento degli investimenti in conto capitale da parte dei giganti tecnologici. Tesla è crollato di circa il 14% a Wall Street dopo aver annunciato il primo calo di liquidità da due anni a questa parte. In mezzo a tutto questo caos, l'ultima trovata di Trump sui dazi non ha suscitato quasi alcuna reazione, anche se la scelta di far pagare ai consumatori Usa ancora di più per le importazioni sembra economicamente discutibile. I futures sul Nasdaq sono in leggero calo ma le borse europee si avviano a un'apertura stabile. Attenzione ai Pmi in Europa, Regno Unito e Usa.
L'amministrazione Trump introduce nuovi dazi di 10% e 12,5% sulle importazioni da 60 partner commerciali, tra cui Unione europea e Cina, accusati di contrastare in modo insufficiente il lavoro forzato. Le misure entrano in vigore con la scadenza della tariffa globale temporanea di 10%. La Casa Bianca torna quindi all'impianto protezionistico imposto da Donald Trump dopo che in febbraio la Corte Suprema ha annullato i dazi "reciproci" varati l'anno scorso. Adottati in base alla Sezione 301 del Trade Act del 1974, i nuovi dazi si applicano a oltre 99% delle importazioni Usa, con esenzioni per prodotti come greggio, gas, fertilizzanti e alcuni alimentari.

Washington impone un dazio di 10% a Paesi tra cui Canada, Messico, Gran Bretagna e India. Per Unione europea, Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Svizzera, il livello complessivo delle tariffe raggiunge 10% o 12,5%, includendo i dazi già in vigore.

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