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Editoriali e Notizie Finanziarie

Tassi bassi ancora a lungo

La settimana è stata caratterizzata dalla riunione Fomc (braccio operativo della Fed) che ha lasciato il Fed Fund fermo allo 0,25% ma ha ripetuto che i tassi rimarranno ad un livello straordinariamente basso per un periodo esteso.

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Settimana densa di aste: si increspa il medio termine

La mancanza di dati macroeconomici significativi ha posto al centro dell’attenzione dei mercati le

numerose aste di titoli governativi della settimana che complessivamente sono state favorevolmente

accolte. Nonostante ciò è fisiologico registrare un’increspatura dei tassi a medio lungo termine in

concomitanza con un calendario di emissioni particolarmente denso (gli Usa hanno emesso per 74

mld).

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Cambia la gestione della liquidità da parte della Bce: si increspano i tassi Future Euribor.

In estrema sintesi, la nostra banca centrale ha deciso di tornare verso un meccanismo d’asta per le operazioni di

finanziamento a più lungo termine (invece che per importo illimitato a tasso fisso); le operazioni a una settimana invece resteranno a tasso fisso per importi illimitati. Questa scelta dovrebbe spingere le banche della zona euro a fare sempre più affidamento sulle operazioni settimanali a tassi fissi bassi, piuttosto che su quelle di durata superiore, i cui tassi potrebbero risultare più alti del P/T per via del meccanismo d’asta. Il cambiamento dovrebbe permettere alla Bce, al momento ritenuto opportuno, di ridurre con maggiore velocità la liquidità in eccesso nel sistema bancario.

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Prospettive di tassi ufficiali bassi ancora a lungo.

In settimana i mercati si sono convinti definitivamente che nel 2010 non avremmo nessuna modifica dell’attuale impostazione della politica monetaria (P/T fermo all’1%) e stanno spostando a fine primo trimestre 2011 un potenziale rialzo. In calo i tassi Future per il ’10.
Ipotizzare un periodo ancora maggiore di P/T fermo all’1% (livello raggiunto a maggio 2009) avrebbe un riscontro storico con il 2003-2005 quando la Bce per 29 mesi mantenne il P/T al 2%. In questo caso si andrebbe a fine estate 2011 per vedere un rialzo dei tassi ufficiali.

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Lenta la ripresa europea: prende slancio quella Usa.

I dati Usa della settimana inoltre

corroborano l’ipotesi di una ripresa ben avviata: produzione industriale, nuovi cantieri, indice Empire e

Philadelphia, Superindice odierno sono risultati in crescita. L’ottimo finale ’09 dell’economia Usa

(5,7% il Pil IV° trim. annualizzato) trova nei più recenti dati congiunturali e negli indici di consenso la

conferma che la prima parte del ’10 possa essere decisamente pimpante. I tassi Future sul Libor Usd 3

mesi si sono increspati e i rendimenti dei Bond hanno fatto altrettanto (Bond 10 anni al 3,76% dal

3,69% di fine scorsa settimana).

Decisamente meno rosee risultano le prospettive per l’economia europea.

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Rimozione graduale delle misure Bce a sostegno della liquidità: in calo le attese per l’Euribor.

Sul fronte europeo le dichiarazioni tedesche hanno alimentato l’ipotesi di una rimozione

estremamente graduale delle misure straordinarie adottate dalla Bce a sostegno delle banche e della

liquidità nell’ultimo anno e mezzo. Se ciò trovasse conferma alla riunione Bce di inizio marzo l’ipotesi

di un rialzo del P/T nel ’10 sarebbe definitivamente abbandonata; di ciò sembrano essersi convinti i

mercati.

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Il Bund 2 anni tedesco sotto l’1% per la prima volta.

Le preoccupazioni sul fronte dei conti pubblici di Grecia, Spagna e Portogallo hanno condotto ad un generalizzato aumento dell’avversione al rischio. A farne le spese sono state le borse internazionali, i titoli periferici europei, i cui spread contro i più sicuri Bund tedeschi sono schizzati verso l’alto, e l’Euro sceso sotto 1,37 contro Dollaro. Scarso l’impatto dei dati occupazionali americani di venerdì pomeriggio che hanno visto una riduzione dei posti di lavoro di 20mila unità (attese +5mila) ma con un tasso disoccupazione sceso al 9,7% dal 10,1% di dicembre.

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Prudenza sulla capacità di ripresa Usa. Grecia e Portogallo sotto tiro.

I titoli tedeschi avrebbero  potuto beneficiare delle difficoltà di Grecia e

Portogallo (quest’ultimo in odore di downgrade) con i titoli periferici che sono stati ampiamente

venduti per acquistare i più sicuri Bund. Infine la stima flash dell’inflazione europea di gennaio (1%

tend.) è risultata decisamente inferiore alle attese (1,2%), dato a cui dovrebbe corrispondere una

variazione mensile negativa di circa 0,7% (la stima flash prevede solo il tendenziale, la variazione

mensile verrà fornita a metà febbraio). Nonostante tale insieme di circostanze favorevoli ad un ribasso

dei rendimenti, il Bund 10 è rimasto sostanzialmente invariato.

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La politica monetaria cinese e i mercati finanziari internazionali.

La Cina è ormai in grado di influenzare l’umore dei mercati finanziari con le sue decisioni di politica monetaria. La duplice decisione di alzare i rendimenti a 3 mesi e di aumentare ad alcuni istituti i coefficienti di riserva obbligatoria nel tentativo di arginare l’esponenziale aumento dei prestiti, ha rafforzato il timore di un irrigidimento della politica monetaria cinese. Questo potrebbe avere ripercussioni sulla crescita globale a cui non potrà mancare la locomotiva cinese.

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Poca fiducia sull’interbancario: depositi Bce in aumento

Le dichiarazioni del presidente Bce a ruota della decisione di lasciare invariato il P/T all’1%, hanno

pienamente rispettato le attese: l’inflazione rimarrà sotto controllo e la crescita pare ancora incerta e

disomogenea. L’inflazione Ue comunicata oggi relativa a dicembre conferma queste attese (0,3%

mese; 0,9% tend.). Su questo scenario tendenzialmente favorevole ad una distensione dei tassi, si sono

inseriti i dati Usa sulle vendite al dettaglio di dicembre (-0,3%) risultati decisamente poco

incoraggianti (attese +0,5%) e che hanno contribuito a gettare alcune ombre sulla sostenibilità della

ripresa.

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