Borse deboli specie i petroliferi dopo il calo del prezzo del greggio; dopo i minimi a 1,1125 l’eurousd si riprende leggermente posizionandosi in area 1,115.
L'obbligazionario italiano ha chiuso in territorio negativo la seduta di ieri, caratterizzata da volumi non molto sostenuti, con lo spread che si è allargato arrivando a salire oltre i 270 punti base, massimo da fine febbraio. Riferimento per l'apertura di questa mattina sono 271 centesimi per il differenziale tra tassi Btp e Bund sul tratto decennale, 2,687% per il rendimento del benchmark agosto 2029.
Nel bollettino economico Bce diffuso ieri mattina Francoforte rilevava che il mancato rientro del deficit strutturale nei paesi della zona euro maggiormente indebitati -- tra cui naturalmente l'Italia -- rappresenta una minaccia per la tenuta stessa dell'unione monetaria. Il vicepresidente Bce Luis de Guindos ha anche ricordato che Francoforte ha a disposizione un'ampia gamma di strumenti potenziali di politica monetaria, e potrebbe ricorrere nuovamente al 'quantitative easing', qualora fosse necessario.
Dopo la chiusura di Wall Street si attende il pronunciamanto di Standard & Poor's sul merito di credito dell'emittente sovrano Italia. L'attuale valutazione dell'agenzia di rating Usa è pari a 'BBB' -- due gradini al di sopra del livello 'junk' -- con l'outlook abbassato in ottobre da 'stabile' a 'negativo'. Considerato che la bocciatura dell'outlook è relativamente recente, e che rispetto a fine ottobre la situazione non è molto mutata, il mercato giudica improbabile un intervento sul rating italiano. Il 26 ottobre scorso, tagliando l'outlook, S&P definiva ottimistiche le stime di crescita dell'esecutivo Lega-5 Stelle -- riviste comunque oggi drasticamente al ribasso dallo stesso Def -- e paventava un ulteriore accumulo di debito, scenario effettivamente certificato dai numeri di Istat e Banca d'Italia.
Dal dipartimento Usa la stima 'advanced' sul prodotto interno lordo dei tre mesi al 31 marzo, calcolata su base annualizzata, da confrontare con il 2,2% rivisto del quarto trimestre e con la mediana delle attese pari di 2,1%. La prospettiva che la prima economia mondiale prosegua sul percorso di crescita in una fase in cui invece quella della zona euro ha evidenti segni di difficoltà si è in questi giorni riflessa nel cambio euro/dollaro, scivolato ai minimi da quasi due anni.
Ampiamente positivi i dati di ieri pomeriggio sugli ordinativi di beni durevoli, balzati in marzo di 2,7% contro il modesto +0,8% delle attese, mentre la statistica settimanale sulle nuove richieste di sussidi di disoccupazione ha sorpreso il mercato in negativo.
Dollaro a ridosso dei massimi degli ultimi due mesi sul finale della seduta asiatica, con l'indice sulle principali controparti indicato sui record da maggio 2017. L'attesa degli investitori si sposta sulla prima stima del Pil Usa sul primo trimestre, che sarà occasione per verificare se effettivamente la locomotiva statunitense viaggia a velocità molto maggiore rispetto a quella della zona euro.
DATI MACROECONOMICI
USA
Stima 'advanced' Pil trim1
Fiducia consumatori finale università Michigan aprile