CAFFE’ ESPRESSO

11 settembre 2026- Petrolio e Bce spingono al rialzo i tassi.

I prezzi del petrolio sono balzati del 6% ieri, con il Brent che ha superato i 108 dollari al barile mentre l'escalation delle ostilità in Medio Oriente continua ad alimentare tra gli operatori i timori di possibili interruzioni dell'offerta. In un mercato che resta particolarmente volatile, le quotazioni si mostrano in calo stamani, ma si avviano a segnare un progresso settimanale di quasi il 13%. Il futures sul Brent viaggia a 105,69 dollari.

Gli operatori guardano alla possibilità di ulteriori rialzi dei tassi, dopo che la Banca centrale europea ieri ha aumentato il costo del denaro e rivisto al rialzo le proprie previsioni d'inflazione, proprio mentre i prezzi del petrolio tornano a schizzare a causa del protrarsi della guerra contro l'Iran. La combinazione di una Bce più aggressiva e dell'aumento dei costi energetici ha penalizzato i mercati obbligazionari dell'area euro, spingendo i rendimenti su picchi pluriennali. Il tasso del decennale tedesco si è arrampicato ai nuovi massimi dal 2011, quello del trentennale francese ai massimi dal 2003. Il movimento verso l'alto resta globale: i rendimenti Usa e GB hanno raggiunto i livelli più elevati da almeno 20 anni, con il tasso deal Treasury a 10 anni ormai prossimo alla soglia del 5%.
Francoforte ha affermato che l'inflazione dovrebbe rimanere ben al di sopra dell'obiettivo per un periodo "prolungato" nell'Eurozona, con una crescita dei prezzi ancora prevista al 3% quest'anno ma ora stimata al 2,5% nel 2027, rispetto al 2,3% ipotizzato a giugno. Il tono restrittivo adottato dall'istituto ha sorpreso molti analisti, che si aspettavano invece che la banca centrale avrebbe mantenuto un approccio più prudente e attendista. I mercati monetari prezzano ora circa 85 punti base di ulteriore inasprimento entro la fine del 2027, rispetto a poco meno di 70 mercoledì. Un rialzo dei tassi entro dicembre è integralmente incorporato nelle aspettative degli investitori.
Focus nel primo pomeriggio sull'aggiornamento di agosto del Cpi, che completerà il quadro sull'andamento dei prezzi per i funzionari della Federal Reserve, che discutono se l'attuale livello dei tassi stia esercitando una pressione sufficiente sull'inflazione per riportarla all'obiettivo del 2%.
I dati pubblicati ieri hanno mostrato che i prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono aumentati del 5,4% nei 12 mesi ad agosto, mentre le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione hanno indicato che il mercato del lavoro resta stabile. Sebbene l'aumento complessivo dei prezzi all'ingrosso sia risultato in linea con le previsioni degli economisti, i dettagli dell'indice suggeriscono che parte del recente rallentamento dell'inflazione si stia invertendo. Il conflitto contro Teheran sta infatti ostacolando la distribuzione globale di petrolio, mentre il boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale sta alimentando la domanda di componenti elettronici, contribuendo a nuove pressioni sui prezzi. Dopo i dati, gli operatori sono passati ad attribuire circa il 70% di probabilità a un rialzo dei tassi Fed nella riunione della prossima settimana.
Questa sera a mercati chiusi Fitch aggiornerà la propria valutazione sul merito di credito dell'Italia. L'agenzia assegna attualmente al Paese un rating 'BBB+' con outlook stabile, livello confermato nell'ultima revisione del 13 marzo 2026 dopo il rialzo da 'BBB' a 'BBB+' deciso nel settembre 2025.
L'inflazione all'ingrosso giapponese è rimasta elevata ad agosto, secondo statistiche diffuse stanotte, rafforzando le argomentazioni a favore di un rialzo dei tassi da parte della banca centrale nel corso di questo mese. L'indice dei prezzi alla produzione (PPI) è salito del 7,6% su base annua, superando il 7,4% previsto in media dal mercato e dopo il 7,7% rivisto di luglio. Stando a quattro fonti a conoscenza della situazione, Bank of Japan si appresta ad aumentare i tassi la prossima settimana, molto probabilmente di 25 punti base, e potrebbe segnalare un ritmo più rapido di futuri rialzi qualora le pressioni sui prezzi accrescessero il rischio di un superamento dell'obiettivo d'inflazione. Un aumento all'1,25% porterebbe il tasso di riferimento ai livelli più elevati degli ultimi 31 anni.

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