Nuova giornata di scontri tra Usa e Iran. I recenti dati sull'inflazione Usa, inferiori alle attese, hanno spinto i mercati a escludere pressoché del tutto la prospettiva di un rialzo dei tassi da parte della Fed già questo mese: la probabilità è scesa al 10% dal 43% di inizio mese. Il raffreddamento dell'inflazione è però probabilmente destinato a essere solo temporaneo alla luce del continuo aumento dei prezzi del petrolio per le tensioni in Medio Oriente. Dopo essere inizialmente salito per la quarta seduta consecutiva, il futures sul Brent cede 40 cent a 84,5 dollari il barile.
Nelle testimonianze dei giorni scorsi al Parlamento Usa, il numero uno della Fed Warsh ha ribadito la propria determinazione a riportare l'inflazione sotto controllo senza però indicare come intende farlo. Altri esponenti della banca centrale hanno invece spiegato pubblicamente le proprie valutazioni sulle prospettive economiche e sull'andamento dei tassi di interesse. Il contrasto sottolinea la difficoltà di prevedere le decisioni che la Fed potrebbe mettere in campo in un contesto in cui le tensioni in Medio Oriente stanno facendo nuovamente salire i costi dell'energia e gli investimenti nell'IA continuano a esercitare pressioni al rialzo sui prezzi.
La ministra delle Finanze giapponese ha ribadito la disponibilità del governo a intervenire in risposta ai movimenti del mercato valutario. Lo yen scambia attorno a 162 per dollaro.
CAFFE’ ESPRESSO
16 luglio 2026 - Si continua a sparare e i tassi salgono.
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