I futures sul Brent sono tornati ai livelli precedenti allo scoppio della guerra di fine febbraio. Dopo aver toccato in maggio un massimo di quattro anni a 126 dollari al barile, quotano ora poco sopra i 70 dollari, una discesa che ha sorpreso per rapidità. Le scorte globali non sono ai minimi storici, ma necessitano ancora di essere ricostituite dopo i forti prelievi registrati. Il petrolio continua a transitare attraverso lo Stretto di Hormuz, seppure in modo discontinuo, e gli impianti produttivi danneggiati dal conflitto non sono ancora tornati a pieno regime. Stanno quindi aumentando, secondo gli analisti, i rischi di una nuova fase rialzista, uno scenario che al momento pochi operatori sembrano avere pienamente incorporato nelle loro valutazioni. Per “sostenere la stabilità del mercato petrolifero”, intanto, l’Opec+ ha deciso ieri di aumentare ancora la quantità di petrolio prodotta - altri 188 mila barili al giorno ad agosto rispetto alla produzione di luglio.
L'agenda macro sarà piuttosto scarica in settimana e non sono previste imminenti decisioni di rilievo sui tassi d'interesse. Gli occhi restano all'andamento delle quotazioni del petrolio sulla scorta degli sviluppi in Medio Oriente, ma l'attenzione si concentrerà anche sulla pubblicazione delle minute dell'ultimo Fomc - che ha visto il debutto di Kevin Warsh - oltre che sul cruciale vertice Nato previsto in Turchia.
I verbali della riunione Fed di giugno, in pubblicazione mercoledì, saranno esaminati attentamente alla ricerca di eventuali divisioni all'interno della banca centrale e di indicazioni sulle valutazioni dei responsabili di politica monetaria riguardo all'impatto dei prezzi dell'energia, diminuiti sensibilmente nelle ultime settimane. Lo stesso Warsh ha affermato che manterrà un fermo impegno verso l'obiettivo di inflazione del 2% e che deluderà chi si aspetta una politica monetaria accomodante.
Dopo il meeting, le scommesse su ulteriori rialzi si sono rafforzate, poiché gli investitori hanno interpretato il messaggio dell'istituto come inaspettatamente aggressivo. I dati deboli sull'occupazione giunti giovedì scorso hanno tuttavia parzialmente invertito questo trend. I mercati prezzano al 22% la possibilità di tassi invariati al Fomc in programma il 29 luglio, e assegnano una probabilità del 60% ad un rialzo di 25 pb alla riunione del 16 settembre.
CAFFE’ ESPRESSO
6 luglio 2026 - Il calo del petrolio e i tassi di interesse.
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