CAFFE’ ESPRESSO

16 giugno 2026 - Dopo l'euforia si torna alla cautela.

La firma del memorandum d’intesa per porre fine al conflitto Usa/Iran e riaprire lo Stretto di Hormuz è in programma venerdì in Svizzera, ma molti restano i nodi da sciogliere, inducendo i mercati alla cautela stamani dopo l'euforia mostrata ieri. Dopo aver perso ieri quasi il 5%, le quotazioni del greggio sono in modesto calo questa mattina. Il futures sul Brent è a 82,75 dollari il barile e quello sul Nymex a 80,46 dollari. Ieri i rendimenti euro sono scesi sulla scia del deciso ribasso del greggio a seguito dell'accordo tra Usa ed Iran per porre fine alla guerra e riaprire lo stretto di Hormuz. La notizia ha parzialmente temperato le scommesse di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Bce - passate a 30 pb entro fine anno dai precedenti 40 - ma non ha modificato le aspettative secondo cui la Fed rimarrà on-hold al meeting che prende il via oggi. Lagarde ha accolto con favore l'estensione del cessate il fuoco, ma alcuni suoi colleghi hanno avvertito che non porterà immediatamente ad una riduzione dell’elevata inflazione nell’area dell’euro. Warsh presiede il suo primo Fomc con i mercati che prezzano sempre più la possibilità che un’inflazione ostinatamente elevata possa spingere i tassi d’interesse Usa a salire nei prossimi mesi, piuttosto che a scendere come ripetutamente chiesto da Trump. I policymaker non dovrebbero intervenire già domani, mentre l’attenzione degli investitori sarà focalizzata su comunicato e conferenza stampa per cogliere tutte le novità, anche solo comunicative, dell'era Warsh. I banchieri pubblicheranno inoltre le proiezioni economiche e sui tassi di interesse, con i trader desiderosi di valutare l’ampiezza delle divergenze di opinioni all'interno del board. Dati diffusi la scorsa settimana hanno mostrato che l’inflazione è aumentata a maggio al ritmo più veloce degli ultimi tre anni negli Stati Uniti, dopo che la guerra con l’Iran ha fatto impennare i prezzi dell’energia.
Come da attese, intanto, questa notte la banca centrale nipponica ha alzato i tassi di interesse all'1%, livello più elevato da oltre 30 anni, segnando un altro passo importante nella normalizzazione della sua politica monetaria, mentre si concentra sul contenimento delle pressioni sui prezzi.

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