L'atteso discorso di Donald Trump nella notte ha deluso le aspettative di una conclusione in tempi rapidi del conflitto in Iran. L'azionario è sceso e i prezzi del petrolio sono saliti dopo che il presidente statunitense ha dichiarato che le operazioni militari saranno intensificate nelle prossime due o tre settimane. Non si placano le dure critiche della Casa Bianca al mancato sostegno degli alleati Nato, in parallelo alla minaccia che siano proprio gli Usa a lasciare l'Alleanza atlantica.
Ieri le quotazioni del Brent sono scese, pur mantenendosi al di sopra dei 100 dollari al barile, mentre l’incertezza sulla situazione in Medio Oriente mantiene alta la volatilità del mercato.
Alle 8 am il futures sul Brent è in rialzo di 6,02 dollari a 107,18 dollari il barile e quello sul Nymex di 4,99 dollari a 105,11 dollari.
In scia al ribasso del greggio e tra le speranze di una fine più vicina del conflitto, i rendimenti euro sono calati ieri, sebbene abbiano ridotto la flessione nella seconda parte della seduta, con gli investitori che restano particolarmente cauti in attesa degli sviluppi del conflitto.
Sul lato Fed, diversi dati diffusi ieri hanno indicato la resilienza dell'economia Usa, rafforzando le aspettative che la banca manterrà tassi di interesse più alti più a lungo. I numeri di marzo sugli occupati del settore privato e le vendite al dettaglio di febbraio sono risultati superiori alle attese, mentre un rapporto sull'industria manifatturiera ha mostrato che un indicatore dei prezzi pagati dalle fabbriche per i fattori produttivi è balzato al livello più alto in quasi quattro anni.
L’usd guadagna terreno dopo due sedute in perdita, spinto dal discorso di Trump che ha affievolito le speranze di un cessate il fuoco in Iran.
CAFFE’ ESPRESSO
2 aprile 2026 - Bomba o non bomba ...
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