CAFFE’ ESPRESSO

12 marzo 2026 - Il rischio stagflazione complica il lavoro delle banche centrali.

Al tredicesimo giorno di guerra non ci sono segnali di una conclusione rapida delle ostilità. Gli occhi degli investitori restano all'evolversi della crisi in Medio Oriente e al rincaro delle quotazioni del greggio, con le probabili conseguenze stagflattive che pongono le banche centrali in una posizione molto scomoda. In un quadro geopolitico carico di incognite, il mercato resta nervoso e altamente volatile, mentre i trader cercano di capire qual è il modo migliore per prezzare il rischio.      Secondo tre fonti vicine alla situazione, le informazioni dell’intelligence statunitense indicano che la leadership iraniana è ancora in gran parte intatta e non rischia un imminente collasso.

Le quotazioni del greggio sono salite di quasi il 4% ieri dopo che nuovi attacchi contro navi nello Stretto di Hormuz. L’Aie ha raccomandato il rilascio di 400 milioni di barili, la più grande operazione di questo tipo nella storia dell’agenzia, nel tentativo di frenare i prezzi balzati del 25% dall’inizio della guerra tra Stati Uniti-Israele e Iran. Il volume proposto è più del doppio dei 182 milioni di barili rilasciati nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ma secondo gli analisti è comunque insufficiente a compensare le perdite di offerta derivanti da un conflitto prolungato in Medio Oriente. L'Unione europea discuterà oggi le raccomandazioni dell'Aie mentre valuta di sovvenzionare o imporre un tetto massimo al prezzo del gas naturale.

Le aspettative di costi più elevati della benzina, alimentate dal timore di un’escalation della guerra, avevano già iniziato a riflettersi sui prezzi al consumo statunitensi a febbraio, come mostrato da numeri diffusi ieri dal Dipartimento del Lavoro. Dopo la pubblicazione dei dati, gli investitori hanno posticipato da settembre a ottobre le attese per un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. L’impennata dei prezzi del petrolio - insieme ai segnali di un mercato del lavoro in indebolimento - potrebbe complicare ulteriormente le scelte di politica monetaria dell'istituto. I future sui Fed funds prezzano ora 33 punti base di allentamento entro dicembre, rispetto ai 41 di martedì, segnalando crescenti dubbi sulla possibilità che la banca centrale effettui una seconda riduzione nel 2026.

Sul fronte Bce, un consigliere ha detto che un rialzo dei tassi nell'area euro potrebbe essere più vicino di quanto si pensi. Per il vicepresidente Luis de Guindos, che ha invitato alla calma, alla riunione della prossima settimana verranno analizzati diversi scenari. I policymaker hanno promesso un intervento rapido qualora ritengano che un’inflazione più elevata rischi di radicarsi.

I mercati monetari hanno rafforzato le scommesse per un inasprimento monetario, passando a prezzare completamente un incremento di un quarto di punto percentuale entro luglio. Appena due settimane fa scommettevano che Francoforte sarebbe rimasta ferma tutto l'anno, scontando ancora qualche possibilità di ulteriore allentamento.

Il tratto a 3 anni della curva dei rendimenti è più esposto agli sviluppi geopolitici, mentre la scadenza a 7 anni offre un migliore equilibrio rischio/rendimento. Le curve si stanno appiattendo riducendo l’appeal del lungo termine rispetto alle scadenze più brevi.

Al collocamento di metà febbraio il rendimento del Btp a 3 anni aveva registrato un 2,36%, ieri ha chiuso a 2,73%; la scadenza a 7 anni aveva segnato 3,02%, ieri ha terminato a 3,31%.

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