Appuntamento in mattinata con le letture preliminari dei Pmi di febbraio che arriveranno, oltre che per Francia e Germania, anche per l'intera zona euro. Recenti dati hanno mostrato segnali di debolezza per l'area euro, tra cui un ulteriore calo dell’avanzo commerciale dell’Unione Europea, penalizzato dai dazi e dall’aumento delle importazioni cinesi che ha ridotto la produzione domestica, mentre il morale degli investitori tedeschi è sceso inaspettatamente a febbraio. Nel primo pomeriggio i riflettori si sposteranno oltreoceano per l'aggiornamento di dicembre dell'indice Pce sulle spese personali, misura dell'inflazione molto cara alla Fed. In calendario anche la lettura advance del Pil del quarto trimestre, vista in crescita al tasso annualizzato del 3% dal 4,4% della frazione precedente.
I verbali dell'ultimo Fomc hanno rafforzato l'idea che i rischi relativi al percorso dei tassi siano orientati al rialzo, osservando che eventuali mosse di allentamento potrebbero essere facilmente rinviate se le pressioni inflazionistiche dovessero rivelarsi più persistenti del previsto. Pur suggerendo una lettura più hawkish, le minute non hanno scosso le aspettative sui tassi Usa a breve termine: i mercati continuano a prevedere un taglio a giugno, con una probabilità vicina all’80%, e un totale di due riduzioni entro dicembre.
I mercati monetari eurozona prezzano meno del 50% di probabilità di un taglio dei tassi da parte di Francoforte quest'anno. Per spostare l’asticella servirebbe probabilmente un calo marcato dell’inflazione, un euro molto più forte o una serie di dati sulla crescita in peggioramento.
L’inflazione giapponese core annua è scesa in gennaio ai minimi da due anni, allineandosi al target del 2% di BoJ, secondo numeri pubblicati stanotte — un segnale di pressioni sui prezzi in indebolimento che potrebbe complicare la decisione su quando aumentare i tassi d’interesse. Bank of Japan potrebbe alzare il tasso d’interesse di riferimento all’1% entro fine giugno, ma alcuni prevedono una mossa già ad aprile.