In un clima di generalizzata avversione al rischio, gli investitori si mantengono prudenti mentre attendono che venga diffusa una serie di dati macro Usa lungamente posticipata per via dello shutdown e cruciale per capire quale possa essere la futura direzione dei tassi Fed.
L'attenzione è in particolare al rapporto sull'occupazione di settembre, che verrà pubblicato domani. E' probabile, tuttavia, che i problemi relativi alla raccolta dei dati durante la chiusura delle attività governative influenzeranno la qualità delle statistiche fino alla fine dell'anno rendendo potenzialmente più complicato il lavoro della banca centrale statunitense. I mercati monetari stimano una probabilità del 48% circa che la Fed abbassi i tassi al Fomc di dicembre, in calo rispetto al 93% circa di un paio di settimane fa, con diversi policymaker che hanno segnalato la volontà di procedere lentamente con l'eventuale allentamento dato il permanere di rischi inflativi.
I verbali della riunione di ottobre, che saranno resi noti in serata, potrebbero fornire maggiori dettagli in questo senso e fornire la misura delle divisioni emerse in seno al board, dove altri consiglieri -- tutti nominati da Donald Trump - hanno sottolineato invece la necessità di una politica più accomodante visto il rallentamento della crescita occupazionale.
Secondo dati diffusi ieri, il numero di americani che percepiscono sussidi di disoccupazione ha raggiunto il livello più alto degli ultimi due mesi a metà ottobre.
Le aspettative politiche per la Banca centrale europea restano, invece, saldamente ancorate, con un'inflazione vicina all'obiettivo, una crescita resiliente e i primi segnali di una ripresa più sostenuta. In arrivo stamattina la lettura definitiva dell'inflazione di ottobre, che dovrebbe confermare i dati preliminari: 2,1% su anno, 2,4% a livello core.
Delineando le priorità di vigilanza dei prossimi tre anni, dai banchieri centrali è giunto, intanto, ieri un ammonimento alle banche della zona euro perché si preparino a shock senza precedenti che potrebbero causare conseguenze su vasta scala per i sistemi finanziari. La Bce sostiene da tempo che le banche si trovano ad affrontare una nuova realtà con shock più frequenti, dai dazi ai cyberattacchi, cosa che richiede riserve di capitale adeguate, infrastrutture tecnologiche aggiornate e una vigilanza più invasiva.
L'inflazione britannica ha registrato in ottobre un tasso tendenziale del 3,6% - 3,4% a livello core - esattamente in linea con le attese.
Secondo la maggior parte degli economisti intervistati in un sondaggio Reuters, la Banca d'Inghilterra taglierà i tassi di interesse a dicembre e di nuovo all'inizio del prossimo anno, man mano che i prezzi si raffredderanno nei prossimi mesi.
I titoli di Stato giapponesi sono sotto pressione, con i rendimenti a lungo termine che hanno raggiunto massimi storici, a causa delle preoccupazioni legate a un nuovo massiccio stimolo finanziario.
Il tasso del Jgb a 40 anni, la scadenza nipponica più lunga, è balzato di 8 punti base ieri toccando quota 3,68%, un livello senza precedenti; quello a 20 anni ha raggiunto il 2,81%, massimo da luglio 1999.
La curva dei rendimenti giapponese si è fortemente irripidita, con gli investitori che scontano un pacchetto di spesa più ampio del previsto da parte del primo ministro Takaichi, insieme a ulteriori rinvii negli aumenti dei tassi da parte della banca centrale.
Takaichi, che ha esortato la Banca del Giappone a collaborare con il governo per rilanciare l'economia, ha incontrato ieri il governatore di BoJ, Ueda. Sono previsti oggi ulteriori meeting tra il banchiere centrale e alcuni membri dell'esecutivo.
La debolezza della valuta nipponica, che resta intanto appena sopra il minimo da 9 mesi contro dollaro, sarà tra i temi al centro degli incontri.