CAFFE’ ESPRESSO

19 giugno 2024 - Inflazione Uk torna all'obiettivo BoE del 2% dopo ...

L'inflazione britannica si è riportata il mese scorso al target della banca centrale di 2% per la prima volta in quasi tre anni, a dimostrazione del venir meno delle pressioni sui prezzi legate prima alla pandemia poi alla crisi ucraina. Il tasso dell'inflazione annua di maggio è in perfetta sintonia con le attese e si confronta con il 2,3% di aprile. Segna inoltre un marcato rientro se confrontato con il picco degli ultimi 41 anni toccato nell'ottobre 2022 a 11,1%. Il rientro del costo della vita sarà apprezzato sia dal premier Rishi Sunak sia da Banca d'Inghilterra ma arriva troppo tardi per mutare le sorti elettorali della maggioranza conservatrice nel voto del mese prossimo o la decisione sui tassi britannici di domani.

 

In un momento in cui l'Italia assieme alla Francia è osservata speciale dopo l'esito del voto Ue e le successive turbolenze sui mercati, Bruxelles ufficializza la lista dei Paesi oggetto della procedura di infrazione per deficit eccessivo, inizio di un iter che imporrà a Roma un passo forzato verso il rientro dei conti. Oltre all'Italia, a fine 2023 ben undici Paesi, tra cui la Francia, avevano il disavanzo oltre la soglia massima del 3% del Pil stabilita dai trattati. L'attesa è che per Roma si vada verso una richiesta di aggiustamento strutturale dello 0,5-0,6% del Pil su 7 anni, pari ad almeno 10 miliardi l'anno.

 

 

A 149 centesimi il differenziale con il Bund dopo che ieri i rendimenti sono scesi vista l'assenza di sviluppi significativi sul fronte politico francese e grazie a numeri più deboli del previsto sulle vendite al dettaglio Usa che hanno ridato vigore alle scommesse su un taglio Fed a settembre. Incoraggiati dai dati, i banchieri centrali statunitensi si orientano con cautela verso un eventuale allentamento monetario. Da segnalare la chiusura del mercato Usa.

 

 

 

 

Secondo le minute dell'ultimo board BoJ rese note stanotte, i banchieri centrali nipponici hanno discusso del potenziale impatto di uno yen debole sui prezzi, con alcuni che hanno ventilato la possibilità di alzare i tassi prima del previsto se l'inflazione dovesse surriscaldarsi. In maggio le esportazioni giapponesi, complice la debolezza dello yen, hanno registrato un incremento del 13,5% su anno, oltre l'espansione del 13% delle attese e il +8,3% di aprile. Le importazioni sono aumentate del 9,5%, al di sotto delle attese di +10,4% e dopo il +8,3% del mese precedente. La bilancia commerciale ha registrato un deficit di 1.220 miliardi di yen, al di sotto delle attese per 1.310 miliardi.

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