I leader del G20 riconosceranno questo fine settimana, al vertice di Roma, che devono essere prese misure urgenti per mantenere l'obiettivo di limitare il surriscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius.
Protagonista assoluta dell'agenda macro, stamani, la prima stima Istat sulla crescita del terzo trimestre. Dopo la brillante performance nei tre mesi al 30 giugno (2,7% su trimestre e 17,2% su anno) le attese di mercato puntano a un'espansione del 2% su base congiunturale e del 3% a perimetro tendenziale.
Via libera unanime del Consiglio dei ministri, ieri, alla manovra da 30 miliardi per il prossimo anno, la prima del governo Draghi, che punta a una riduzione del deficit di bilancio (al 5,6% dal 9,4% di quest'anno) e a un taglio delle tasse pari a 12 miliardi di euro per lavoratori e imprese.
Al termine del consiglio di politica monetaria che ha confermato i tassi -- come ampiamente scontato -- Christine Lagarde ha commentato ieri con tono meno condiscendente di quanto atteso la recrudescenza delle pressioni sui prezzi al consumo. Fonti vicine al consiglio Bce rivelano che tra i banchieri centrali prevale una spaccatura sul delicato dossier inflazione. Una parte dei policymaker di Francoforte dubita, infatti, che il costo della vita rientrerà al di sotto dell'obiettivo ufficiale del 2% addirittura nel 2023.
Riferimenti per l'apertura odierna i 113 centesimi per il differenziale tra i tassi decennali di Italia e Germania e l'1,02% per il rendimento del benchmark agosto 2031. In un mercato già appesantito dal collocamento a medio/lungo, ieri, le parole di Lagarde sembrano non esser riuscite a placare l'attuale aggressivo repricing globale, con il tasso del Btp a 10 anni tornato oltre la soglia psicologica dell'1% per la prima volta da fine maggio mentre gli investitori continuano a ritenere incombente una stretta.
Crescita nel terzo trimestre e inflazione di ottobre in arrivo anche da Eurostat. Si tratta naturalmente degli indicatori principali monitorati dalla Bce: è infatti al combinato disposto di crescita e inflazione -- ossia al rischio di 'stagflazione' -- che Francoforte guarda con particolare timore. Per il Pil le attese sono a 2% congiunturale e +3,5% a perimetro annuo; quanto ai prezzi al consumo le aspettative convergono su un +3,7% tendenziale (+1,9% a livello core).
Questa sera dopo la chiusura di Wall Street il verdetto di Dbrs sul merito di credito sovrano, pari attualmente a 'BBB' (high) con trend negativo. Secondo l'ultimo aggiornamento datato 30 aprile, a parere dell'agenzia di rating nata in Canada, la pandemia pesa sui conti pubblici ma anche sulle prospettive della crescita. Il governo Draghi, scriveva allora Dbrs, potrebbe offrire però l'opportunità di portare avanti il percorso delle riforme.