Al centro dei movimenti sui mercati finanziari resta la preoccupazione per l’esito delle trattative Usa – Cina. Le schermaglie stanno però penalizzando più la Cina degli Usa almeno stando ai riscontri della bilancia commerciale cinese il cui surplus si è praticamente dimezzato: inoltre iniziano a patire anche la produzione industriale e le vendite al dettaglio, dati che rafforzano le aspettative che Pechino debba mettere in campo ulteriori misure di stimolo mentre si intensifica la disputa commerciale. Il “ricatto” cinese di vendere T -Bond non funziona: i rendimenti americani ai livelli attuali e con i tassi bassissimi degli altri paesi Ocse, restano di grande attrazione e le vendite cinesi sono più che compensate dagli acquisti da parte di altri operatori. Inoltre in un momento di aumento dell’avversione al rischio il titolo del debito americano resta un porto sicuro su cui investire, decisamente più del mercato obbligazionario o azionario cinese che infatti è alle prese con imponenti deflussi che oltretutto stanno portando ad una svalutazione dello yuan che ormai ha condotto l’usdyuan (6,91) a livelli di preoccupazione per le autorità monetarie cinesi e su cui dovranno intervenire (così almeno hanno fatto nel passato).
Nuovi risvolti positivi sul fronte dei negoziati sul commercio. Pechino è pronta a riprendere i colloqui con Washington, come riferito dall'ambasciatore cinese negli Usa Cui Tiankai in un'intervista tv. "La Cina resta pronta a continuare i negoziati con i colleghi americani per giungere a una conclusione. La nostra porta è ancora aperta", ha detto.
Londra non lascerà l'Ue senza il sostegno trasversale nel Parlamento britannico a un accordo di divorzio, come riferito ieri da Theresa May, assicurando che la nuova versione del documento conterrà "significativi ulteriori cambiamenti" per proteggere l'integrità economica e costituzionale del Regno Unito. La premier ha aggiunto che il governo includerà nel 'Withdrawal Agreement Bill' un emendamento per votare sulla possibilità di un secondo referendum sulla Brexit.
Focus sulle prospettive dell'economia italiana nel 2019 che Istat diffonde oggi, dopo che il mese scorso l'istituto ha sancito l'uscita dalla recessione tecnica grazie a una crescita congiunturale dello 0,2% nel primo trimestre dell'anno. Il target del governo è una crescita quest'anno dello 0,2%. L'Ocse vede una variazione nulla per il Pil italiano nel 2019, contro il -0,2% stimato dall'organizzazione di Parigi a marzo.
Occhi puntati sulla pubblicazione in serata delle minute del Fomc relative alla riunione del 30 aprile-1 maggio, che ha lasciato invariati i tassi Usa e segnalato che non c'è grande propensione a un aggiustamento a breve, prima però dell'escalation delle tensioni commerciali Usa-Cina.
DATI MACROECONOMICI
GRAN BRETAGNA
Prezzi al consumo aprile
ASTE DI TITOLI DI STATO
EUROPA
Germania, Bund scadenza 15/2/2029, cedola 0,25%.
BANCHE CENTRALI
Zona Euro, intervento Praet (Bce) a Francoforte.
Zona Euro, riunione Consiglio Bce a Francoforte; no decisione tassi.