L'inflazione della zona euro nel mese di marzo conferma il dato preliminare e le attese con un +1,4% tendenziale e 1% congiunturale. L’inflazione è’ risultata in lieve calo rispetto al mese di febbraio (1,5%) rallentata dal dato dell’inflazione “core” (1% da 1,2% di febbraio; dato più debole da aprile 2018) calcolata al netto delle componenti più volatili legate all’energia e all’alimentare fresco, dato di cui la Bce non è sicuramente soddisfatta; si stima che la dinamica dell’inflazione “core” dovrebbe salire all’1,7%-1,8% per portare l’inflazione complessiva Ue verso il target Bce del 2%. Nonostante ciò il rendimento del Bund 10 e dei tassi Irs sale di qualche centesimo con il 10 anni tedesco allo 0,09% e con l’Irs 10 a 0,58%. Sul decennale tedesco e quindi indirettamente sull’Irs ha pesato l’asta di trentennali tedeschi. Poco mossa la carta italiana: lo spread è fermo a 236 bps. Lo stesso spread considerando il rollover del decennale italiano dal dicembre 2028 all'agosto 2029, sarebbe a 254 punti base. Il clima sui mercati finanziari continua ad essere positivo sostenuto dal rinvio della Brexit, dalle attese per l’accordo Usa – Cina sui dazi, da alcuni dati e indici di fiducia Ue migliori delle attese, dalle trimestrali Usa e da una serie di confortanti dati giunti dalla Cina (l'economia è cresciuta al ritmo annuo del 6,4% nel primo trimestre contro attese di 6,3%, la produzione industriale ha visto a marzo un balzo dell'8,5% su anno, al ritmo più rapido da luglio 2014, le vendite al dettaglio salgono dell'8,7% al massimo da settembre scorso). Il rischio sullo scenario positivo per i mercati finanziari è che gli accordi Usa – Cina deludano le attese in termini di incremento del commercio globale. L’altro rischio significativo è rappresentato da eventuali sviluppi in senso protezionistico delle relazioni commerciali Usa verso Ue.
Istat diffonde i dati relativi a fatturato e ordinativi all'industria nel mese di febbraio; a gennaio il fatturato era salito del 3,1% su mese e dello 0,6% su anno, mentre gli ordini avevano registrato +1,8% congiunturale e -1,2% tendenziale.
Occhi puntati sulle stime flash Pmi di Germania, Francia e zona euro, per capire se il settore manifatturiero, con attese pari o sotto quota 50 che separa crescita e contrazione, sia in ripresa. In particolare sotto la lente di ingrandimento saranno i dati tedeschi, dopo la debolezza manifestata recentemente dall'industria e dopo che Berlino ha ridotto le previsioni di crescita per quest'anno a 0,5% rispetto all'1% stimato dal governo a gennaio.
Stime flash Pmi in arrivo anche negli Usa, dove spunti sullo stato dell'economia arriveranno anche da nuove richieste di sussidi di disoccupazione settimanali e leading indicator relativo a marzo.
DATI MACROECONOMICI
ITALIA
Istat, fatturato e ordinativi industria febbraio
ZONA EURO
Stima flash Pmi
USA
Nuove richieste sussidi disoccupazione settimanali.
Indice Fed Filadelfia aprile.
Vendite dettaglio marzo.
Stima flash Pmi
Leading indicator marzo