Si è conclusa la riunione di politica monetaria della banca centrale europea con tassi, come ampiamente previsto, fermi (-0,40% il depo; 0% il refi e +0,25% il rif. marginale) livelli entrati in vigore il 16 marzo 2016 e che resteranno tali per tutto il 2018. Il mercato sconta nei primi mesi del 2019 un ritocco da parte della Bce del tasso sui depositi a -0,30% da -0,40% e vede per metà del prossimo anno il primo ritocco di un quarto di punto del refi oggi a zero.
Sono stati molti gli spunti forniti da Draghi: in generale è trapelato un cauto ottimismo sulle prospettive di crescita, una certa insoddisfazione sull’inflazione ancora troppo bassa e un certo fastidio per il rapporto di cambio.
Draghi ha detto che l’economia ha accelerato oltre attese e lo slancio della crescita potrebbe portare a sorprese positive nel breve periodo. Probabilmente questa frase potrebbe riferirsi ad una crescita dell’1% nel primo trimestre: i dati di questa settimana relativi agli indici di fiducia Pmi (indice direttori acquisti) sono coerenti con tale livello. Ha ricordato tuttavia che parte dell’attuale fase espansiva è ciclica e ad un certo punto finirà.
Ma è sull’inflazione che si è soffermato maggiormente distinguendo tra andamento di breve e medio lungo termine. C’è una certa fiducia che la fase ciclica positiva possa far convergere l’inflazione verso il 2% (previsioni Cpi della Bce per il 2020 all’1,7%); affinchè ciò avvenga è necessario ancora un ampio grado stimolo monetario. Le pressioni interne sui prezzi restano invariate nel breve – medio termine e non ci sono evidenze di convincente trend verso l'alto; inflazione si terrà intorno livelli attuali (1,4%-1,5%) nei prossimi mesi, prima di aumentare (prevediamo un picco all’1,8%-1,9% nei mesi estivi) con una variazione annua 2018 che potrebbe essere a 1,5%-1,6% (nostre previsioni).
Nonostante i toni ancora ampiamente espansivi e nonostante nessun nuovo messaggio sulla “forward guidance” sia stato valutato, i tassi si sono ampiamente mossi al rialzo con l’Irs 10 anni all’1,04%, il Bund 10 a 0,62%. Non fanno eccezione i Btp con il decennale appena sotto il 2% e il Bond Usa al 2,68%. Vedremo se le preoccupazioni di Draghi per un euro che si è apprezzato troppo velocemente, avranno effetto: il cross eurousd è arrivato ad un importante livello (1,25) che molti analisti giudicavano come massimo raggiungibile nel corso della seconda parte del 2018.
Sul tema cambi ieri sera è intervenuto direttamente Trump, che in un'intervista a Cnbc ha affermato di preferire in ultima analisi un dollaro forte, contraddicendo i precedenti commenti del suo segretario al Tesoro Mnuchin e ridando ossigeno al biglietto verde, fortemente penalizzato nelle ultime sedute. Ieri, durante la conferenza stampa Bce, l'euro/dollaro era temporaneamente balzato oltre 1,25, a nuovi massimi da dicembre 2014. A una domanda sulla forza della moneta unica, Draghi ha ribadito che Francoforte non ha fra i suoi obiettivi il tasso di cambio, per definendo la recente volatilità una "fonte di incertezza", che richiede monitoraggio per le "possibili implicazioni per l'outlook di medio termine sulla stabilità dei prezzi" .
E oggi c'è attesa proprio per l'intervento ufficiale di Trump al World economic forum dopo il riemergere negli ultimi giorni di evidenti tensioni commerciali e valutarie, con fulcro nella linea economica internazionale adottata Washington. Mercoledì Merkel ha criticato la posizione protezionistica degli Usa, invitandolo a cercare "soluzioni multilaterali".
L'inflazione giapponese si conferma in ritardo rispetto alla forte ripresa economica del Paese. Appare di conseguenza sempre più difficile le scelta della banca centrale su quando avviare la riduzione dell'imponente stimolo monetario, che se prolungato per troppo tempo, a detta ormai anche di alcuni esponenti dello stesso istituto centrale, rischia di creare più danni che benefici. L'indice dei prezzi al consumo 'core' di dicembre è cresciuto dello 0,9% tendenziale, come nel mese precedente, un dato in linea con le attese che certifica la distanza ancora ampia dal target del 2% della BoJ. Per l'area di Tokyo - per cui sono disponibili dati già sul mese successivo - l'inflazione segna in gennaio un calo allo 0,7% dallo 0,8% di dicembre, su stime per un dato invariato.
Intanto la Banca del Giappone ha pubblicato le minute del meeting di dicembre, da cui emerge proprio il crescente nervosismo di alcuni membri del board, che temono le conseguenze del mantenimento di condizioni ultra accomodanti per un tempo eccessivo. Questi in particolare sottolineano che se la ripresa continua ci sono spazi per un innalzamento dei tassi o per il rallentamento degli acquisti di asset. La BoJ ha peraltro già tenuto un nuovo meeting, all'inizio di questa settimana, confermando la propria linea monetaria e sottolineando l'ottimismo per le prospettive dell'inflazione .
Gli ultimi commenti di Trump riportano il dollaro a distanza dai minimi da oltre tre anni toccati ieri nei confronti dell'euro, un calo partito con le dichiarazioni di Mnuchin a favore di un biglietto verde debole e poi accentuatesi in occasione del meeting Bce di ieri.
Forte domanda registrata nell'asta di Treasury a 7 anni. Il benchmark decennale Usa scambia invariato al rendimento di 2,621%.
DATI MACROECONOMICI
GRAN BRETAGNA
Stima Pil trim4
USA
Beni durevoli dicembre .
Stima Pil trim4.
Stima core Pce trim4
ASTE DI TITOLI DI STATO
ITALIA
Ctz e Btpei maggio 2022 e settembre 2032.