Scommessa persa da Theresa May: in luogo di rafforzare la maggioranza dei Tories, per avere margine più ampio e un mandato popolare più solido nei negoziati per la Brexit che partono il 19 giugno, dopo il voto di ieri i Conservatori hanno perso la maggioranza assoluta in parlamento.
Sterlina sotto pressione con l’eurogbp che sale a 0,886 per poi flettere leggermente. Borse positive. Ieri le parole di Draghi più espansive del previsto hanno portato serenità ed aiutato i governativi periferici europei in particolare i Btp.
A mercati statunitensi chiusi, quindi in tarda serata, il verdetto di Moody's sul rating sovrano italiano. L'agenzia ha messo un outlook negativo sul giudizio di 'Baa2' - due notch sopra il livello junk - pochi giorni dopo il referendum che ha bocciato la riforma costituzionale e le dimissioni di Renzi.
DATI MACROECONOMICI
USA
Vendite ingrosso aprile
APPUNTAMENTI
ITALIA
Moody's si pronuncia su rating sovrano.
La riunione Bce di ieri - Come ampiamente atteso, al termine del consiglio di politica monetaria, la banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi di interesse: il costo del denaro resta al minimo storico dello zero percento, mentre i tassi su depositi e prestiti marginali sono fermi rispettivamente a -0,4% e 0,25%, livelli divenuti operativi il 16 marzo 2016.
Nel comunicato emesso a ruota della decisione sui tassi la banca centrale si sofferma anche sulla cosiddetta 'forward guidance' per spiegare che il costo del denaro rimarrà sui livelli attuali per un periodo prolungato. Il programma degli acquisti Qe (quantitative easing) proseguirà al ritmo mensile di 60 miliardi fino a fine anno o, qualora necessario, anche oltre. E' stato ribadito che il costo del denaro resterà agli attuali livelli ben oltre la fine del Qe, ma non scenderà oltre, possibilità che invece era inserita nei comunicati precedenti. Evidentemente non sono più presenti rischi di deflazione. Draghi ha comunque voluto precisare in conferenza stampa che se le cose dovessero peggiorare non è aprioristicamente da escludere un ulteriore taglio. Un moderato ottimismo che emerge soprattutto sul fronte della crescita mentre c’è ancora insoddisfazione per l’andamento dell’inflazione che resta ampiamente al di sotto del target del 2%.
La Banca centrale europea ha alzato le proiezioni di crescita del Pil europeo nel corso dei prossimi anni. Per il 2017, prevede ora un incremento pari all'1,9% (rispetto al +1,8% previsto in precedenza), mentre nel 2018 la crescita dovrebbe essere del l'1,8% (da 1,7%). Migliorata anche a 1,7% la stima per il 2019 (da 1,6%). Sono state invece corrette al ribasso le stime d'inflazione, per effetto della discesa dei prezzi del greggio. La stima e' stata tagliata dall'1,7 all'1,5% nel 2017, dall'1,6 all'1,3% nel 2018 e dall'1,7 all'1,6% nel 2019.