Nel suo ultimo successo cinematografico “Sole a catinelle” Checco Zalone va a lamentarsi dai professori per i voti troppo alti ottenuti dal figlio. Ieri l’Unione Europea ha messo sotto inchiesta la Germania per un surplus delle partite correnti troppo elevato. Sembra assurdo visto che apparentemente è un comportamento virtuoso.
Invece gli strumenti nell’armamentario della Commissione europea prevedono la possibilità di suggerire la correzione di squilibri macroeconomici tra cui, oltre al deficit e al debito, anche il surplus con l’estero quando questo superi il 6% rispetto al Pil e la Germania negli ultimi cinque anni ha oltrepassato questo livello.
Ieri il Presidente della Commissione Barroso ha giustificato l’inchiesta affermando che è necessario capire se il surplus abbia un impatto negativo sugli altri Paesi europei e se la Germania possa fare di più per riequilibrare l’economia europea.
Questo richiamo giunge dopo quello americano di fine ottobre con cui il dipartimento del Tesoro ha messo la Germania al primo posto (prima della Cina !) tra i Paesi che pongono problemi per gli equilibri economici internazionali.
La Germania, secondo gli Usa, punta solo a politiche per l’esportazione anche a scapito dei partners europei. La struttura della moneta unica aiuta i tedeschi che altrimenti avrebbero una valuta decisamente più forte.
Fa riflettere l’emissione di inizio settimana di Schatz 2 anni (rendimento 0,1% da 0,19%) che ha visto un Bid to cover ratio al 2,2 (rapporto domanda offerta), livello che denota un incrollabile desiderio degli operatori ad acquistare titoli tedeschi nonostante i rendimenti bassissimi e fortemente penalizzanti in termini reali. E’ vero che la carta nuova tedesca è sempre più rara visto che la Germania ha sempre meno bisogno di rifinanziarsi ed è anche vero che scarseggia la carta tripla A su cui molti fondi sono costretti dal regolamento ad investire, ma è anche vero che la “voglia di Schatz” potrebbe essere letta come un perdurante periodo di tassi bassi coerenti con una crescita asfittica e un’inflazione tendente a zero. Se poi la lettura volesse essere “anti europeista” qualcuno paventa l’ipotesi che chi investe speri in futuro di guadagnare sulla valuta per via di un ritorno al marco o ad euro dei virtuosi e un euro dei periferici ((il marco fuori dall’Euro, secondo alcune stime, si rivaluterebbe di oltre il 30%).
Un altro vantaggio competitivo lo si riscontra in termini di tassi di interesse sia per quanto riguarda il risparmio della spesa per interessi sul debito pubblico sia per quanto riguarda il settore privato dove l’accesso al credito avviene a costi decisamente inferiori rispetto agli altri Paesi. Lo spread applicato sui finanziamenti a medio lungo termine a privati e imprese è mediamente del 2% più basso in Germania che in Italia.
La composizione della crescita fatica a spostarsi dalle esportazioni nette alla domanda interna nonostante la dinamica al rialzo dei salari reali che favorirà i consumi privati. Inoltre la tendenza delle imprese tedesche ad investire più all’estero che all’interno rimarrà una dinamica caratterizzante anche il prossimo anno.
I conti pubblici tedeschi dovrebbero per quest’anno chiudere con un leggero surplus (0,2% circa del Pil) e la situazione dovrebbe rimanere sostanzialmente immutata anche per il prossimo anno. Il debito/pil è visto in calo sotto il 79%. Il calo della spesa per interessi permetterà la riduzione dei contributi previdenziali al 18,8% dal 19,6%, l’allargamento della base imponibile su cui applicare le deduzioni Irpef, l’eliminazione del ticket sulle visite specialistiche e l’introduzione di incentivi fiscali sulle ristrutturazioni.
Quello che si potrebbe chiedere in più alla Germania è una politica fiscale più aggressiva sul fronte della spesa in modo da fornire un contributo aggiuntivo per l’uscita dell’Europa dalla crisi economica. Tuttavia politiche fiscali espansive avrebbero un impatto significativo solo sulle economie dei Paesi più vicini mentre sulle altre economie l’impatto sarebbe modesto.
In questa fase ogni Paese dovrà approfittare delle favorevoli condizioni di tassi ai minimi storici per mettere ordine al proprio interno: la fase della vera solidarietà europea è ancora lontana ma inevitabile per dare un senso al progetto europeo.