Intervento congiunto delle banche centrali: dollari agli istituti europei

La BCE ha deciso, in coordinamento con la Fed, La Boe, la Boj e la Snb, di avviare tre diverse operazioni per fornire liquidità in dollari con prestiti a tre mesi fino alla fine dell’anno. Questo quanto si legge nel comunicato diffuso ieri da Francoforte. La BCE, la cui azione è volta ad arginare una nuova crisi di liquidità, sarà dunque affiancata dalla Federal Reserve americana, dalla Bank of England, dalla Banca del Giappone e dalla Banca nazionale Svizzera. Si tratta di un intervento congiunto che vuole affrontare una grave difficoltà delle banche europee a finanziarsi in dollari a causa della carenza di disponibilità, provocata dalla crisi del debito. Le operazioni della BCE saranno condotte a tassi fissi e sulla base di aste che si terranno il 12 ottobre, il 9 novembre e il 7 dicembre.

Le banche europee stanno continuando a perdere l’accesso ai finanziamenti in dollari a causa della perdurante situazione di incertezza sulla crisi debitoria europea e soprattutto per i risvolti che essa può avere sulla solidità delle banche del Vecchio Continente. Sembra che le banche americane non si fidino a prestare dollari alle banche europee. Questo è un altro inquietante aspetto della crisi del debito sovrano.

Le linee di credito in dollari consentiranno alle banche europee di disporre di maggiore liquidità, sia per impieghi di natura commerciale nella stessa divisa, che tramite conversione in euro attraverso operazioni di swap.

Probabilmente la BCE, prima di prendere questa decisione e di coinvolgere le altre principali banche centrali, ha avuto qualche segnale preoccupante: ha giocato quindi d’anticipo cercando di tranquillizzare il mercato interbancario, che così va incontro al periodo di fine anno, normalmente il più denso di tensioni, con un pizzico di tranquillità in più.

Qualche segnale di tensione sul mercato interbancario lo si era avuto già nelle scorse settimane con il principale degli indicatori (spread Euribor – Ois) del grado di fiducia interbancario che, dallo 0,3% di inizio estate, si è progressivamente spinto oltre lo 0,75%. Non siamo certo ai livelli di 1,8% del novembre del 2008 raggiunti a ruota del fallimento di Lehman, periodo in cui fu presa una decisione analoga a quella di oggi.

Un altro campanello d’allarme di questi giorni è stato l’eccessivo ricorso ai rifinanziamenti marginali delle banche presso la BCE: le banche che hanno bisogno disperato di “tirare” denaro anche oltre le garanzie di affidamento accettano di pagare il denaro al 2,25% (tasso di rifinanziamento marginale BCE) anziché all’1,5% (livello del P/T).

Infine, il livello dei depositi presso la BCE è tornato a salire su livelli anomali: in sostanza, le banche preferiscono depositare allo 0,75% (tasso sui depositi) anziché prestare denaro ad altre controparti bancarie che potrebbero non essere in grado di far fronte agli impegni assunti.

L’unione di tutti questi campanelli d’allarme potrebbe aver indotto la BCE a prendere la decisione in commento.

Le Borse hanno reagito positivamente, con rialzi cospicui

La reazione dei mercati ha visto le borse salire in modo cospicuo (Milano + 3,55%) e l’euro rafforzarsi (1,385) con un picco sopra 1,39. Automaticamente, rimbalzano anche i rendimenti dei titoli di Stato core: il Bund tedesco decennale guadagna oltre undici centesimi rispetto a mercoledì e si porta all’1,96%; il rendimento del Bond USA sulla stessa scadenza ha accelerato il rialzo cominciato nel primo pomeriggio dopo l’annuncio dell’inflazione superiore alle attese (3,8% tendenziale di agosto), raggiungendo il 2,11%. Sollievo per lo spread Btp – Bund che, sulla durata decennale, scende al 3,6% circa dopo che nei giorni scorsi si era affacciato nuovamente sopra il 4%.

In netto aumento, per contro, anche i tassi IRS all’1,69% sul tre anni, al 2,12% sul 5 anni e al 2,71% sul 10 anni. Analogamente, risale la scaletta dei tassi Future Euribor tre mesi,  guadagnando sei centesimi sulla scadenza di fine anno (dicembre 2011 all’1,33%) e mediamente dieci centesimi su quelle sino al 2013 (marzo 2012 all’1,24%, settembre 2012 all’1,23%, marzo 2013 all’1,33% e settembre 2013 all’1,52%). Stabile a cavallo dell’1,53% il livello corrente dell’ Euribor tre mesi (tassi attesi Euribor, fixing, IRS, spread aggiornati su www.aritma.eu).

Tutto ciò in attesa dell’evento principale della prossima settimana. La Fed si riunirà martedì e mercoledì per decidere se iniziare con una nuova manovra di quantitative

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