Negli ultimi tempi, l’allargamento della crisi debitoria nell’eurozona, gli interventi straordinari di politica monetaria di Fed e Bce, insieme ai “downgrade” di massa rifilati dalle tanto discusse società di rating, hanno relegato in secondo piano l’analisi dei dati macroeconomici, il cui monitoraggio risulta essenziale per conoscere l’attuale stato di salute dell’economia, nonché le prospettive della sua evoluzione (segui agenda macro su www.aritma.eu).
In linea generale, si è soliti classificare i dati in due categorie: gli indicatori “leading” o anticipatori e gli indicatori “lagging” o di conferma. La differenza sostanziale tra le due tipologie risiede nel fatto che i primi offrono segnali sulle prospettive di crescita future, mentre gli ultimi forniscono indicazioni sulle attuali condizioni economiche e fanno riferimento a periodi antecedenti rispetto al momento in cui vengono resi noti.
Partendo dagli Usa, nelle ultime settimane gli indici anticipatori sulla fiducia dei consumatori (Michigan) e sulle prospettive del settore manifatturiero e dei servizi (Ism) sembrano suggerire che la fase più nera della recente crisi possa ormai essere alle spalle. Dopo i minimi registrati tra luglio e settembre dello scorso anno, tali indicatori hanno avviato un progressivo recupero, inducendo così a rivedere al rialzo le stime sul PIL statunitense relative al 2012: secondo quanto atteso dai principali istituti di ricerca internazionali, la crescita Usa, dall’1,8% del 2011 (dato stimato), potrebbe salire nell’anno in corso del 2,2%, contro una stima di tre mesi fa dell’1,9%. La crescita sarà trainata da consumi (beni durevoli e auto in primis) e investimenti, mentre l’edilizia residenziale non fornirà apporto. La situazione finanziaria delle imprese è ottima (profitti/PIL oltre il 21%) e i prestiti crescono a ritmo sostenuto. Infine, le elezioni presidenziali previste a fine 2012 faranno slittare la necessaria correzione strutturale dei conti pubblici (deficit/PIL poco sotto l’8%; debito/PIL ben oltre il 100%).
Nell’eurozona, la tendenza in atto degli indicatori di fiducia (Pmi) e l’andamento dell’indice Ifo tedesco (in particolare del saldo tra la componente relativa alla situazione attuale e quella attesa) suggeriscono che sia possibile sperare in una graduale fase di ripresa rispetto al picco negativo di questo fine 2011 - inizio 2012.
Tuttavia, i dati congiunturali relativi all’ultima parte del 2011 continuano a mostrarsi deboli e a trascinarsi i postumi di un semestre particolarmente difficile. Queste evidenze hanno condotto le principali istituzioni finanziarie e centri studi a rivedere nettamente al ribasso le previsioni di crescita. L’approssimarsi di una fase recessiva sembra ormai rappresentare una certezza, specie per gli effetti negativi che le manovre fiscali adottate dai Paesi per il risanamento dei conti pubblici hanno avuto sul 2011 e avranno sul 2012. Probabilmente, anche la crescita 2013 sarà frenata da tali manovre, senza contare che potrebbero rendersi necessari nuovi interventi sui conti pubblici. L’Europa deve fare affidamento sulla Germania, che potrà beneficiare di condizioni finanziarie espansive e politiche fiscali accomodanti.
Vista l’esclusività del mandato Bce a garantire la stabilità dei prezzi (obiettivo statutario al 2%), un indicatore particolarmente osservato nell’eurozona è quello relativo all’inflazione, il cui andamento interagisce con le decisioni di politica monetaria. Rispetto ai picchi di settembre-novembre al 3% (un punto percentuale al di sopra del target), il recente rientro dell’indice dei prezzi al consumo stimato a gennaio al 2,7% è incoraggiante. L’inflazione scenderà, ma i rialzi delle imposte indirette e dei prezzi amministrati probabilmente impediranno all’indice dei prezzi di scendere sotto il 2%.
Le più recenti evidenze macroeconomiche inducono, quindi, a pensare che il picco negativo sia alle spalle, anche se i rischi sulla crescita rimangono altissimi. Al di là di quella che sarà l’evoluzione, è fondamentale cercare di mantenere l’attenzione su questi temi senza farsi distogliere in continuazione da eventi di cronaca finanziaria, che spesso non consentono di guardare oltre la punta dei propri piedi.