Come ampiamente scontato, nella riunione di ieri, la Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi (1,25%) dopo il rialzo di un mese fa, quando incrementò il P/T di un quarto di punto. Gli occhi dei money managers erano puntati sulla consueta conferenza stampa del Presidente della BCE, Jean-Claude Trichet, nel tentativo di carpire dalle sue parole qualche indicazione sul futuro della politica monetaria. Trichet ha ribadito che la politica monetaria attuale resta “molto accomodante”, con tassi che rimangono bassi.
Sul fronte dei prezzi sussistono rischi di un’evoluzione al rialzo, anche a causa del livello di liquidità, pur non essendoci per ora segnali di pressioni inflazionistiche di vasta scala o dei cosiddetti effetti di second round. Sotto il profilo della crescita, i dati recenti confermano un’impostazione di base positiva dell’attività economica nella “zona euro”. Tra i potenziali fattori favorevoli alla crescita, Trichet menziona il forte livello di fiducia delle imprese e la crescita dell’export europeo, a sua volta sostenuto dalla ripresa dell’economia globale e dalla domanda interna del settore privato. D’altra parte, tra gli elementi di rischio, il riferimento va ancora alle tensioni sui mercati finanziari, agli elevati costi delle materie prime, al protezionismo e agli squilibri globali, così come alla necessità delle aziende di risanare i bilanci e alle conseguenze del terremoto giapponese.
Dalla riunione non è quindi emerso nulla di diverso rispetto alle attese.
La vera sorpresa, almeno secondo una parte degli operatori, è stata l’omissione al riferimento alla “forte vigilanza” sui prezzi, espressione “gergale” della BCE che viene in genere interpretata come segnale dell’intenzione di procedere a un rialzo del costo del denaro in occasione del meeting successivo. L’assenza del riferimento confermerebbe lo spostamento almeno a luglio dell’orizzonte temporale per una nuova stretta monetaria nella “zona euro”. D’altro canto, questa indicazione è confermata dai tassi Future sull’Euribor 3 mesi, che rappresentano le attese di mercato su tale parametro. I tassi Future Euribor, infatti, sono abbondantemente scesi (circa 15 centesimi) dopo la conferenza stampa di Trichet, anche per via del deludente dato sui sussidi di disoccupazione USA che, per la quarta settimana di seguito, sono risultati peggiori delle stime. Ciò, tuttavia, non modifica in modo sostanziale le attese sui nuovi rialzi BCE che – stando a www.aritma.eu – sono previsti a luglio (P/T all’1,5%), ottobre (P/T 1,75%) e ad inizio 2012 (P/T al 2%).
Condivisibile la previsione di rialzo dell’Euribor al 2% entro fine anno
In ogni caso, tra la riunione di aprile e quella di oggi, i tassi Euribor hanno iniziato a salire: l’Euribor 3 mesi, che era all’1,28%, è oggi all’1,42% e probabilmente la sua marcia al rialzo continuerà verso obiettivi dell’1,5% per giugno e del 2% per fine anno.
I tassi a breve, dunque, sono saliti nell’ultimo mese più del previsto, mentre al contrario i tassi a medio-lungo termine hanno visto un netto calo. Il Bund tedesco a dieci anni era poco sotto il 3,5%, mentre oggi risulta al 3,23%. I tassi Irs, riferimento per tutte le operazioni di finanziamento a tasso fisso, sono abbondantemente scesi di 10-15 centesimi sulle scadenze a 2-3 anni e di circa 20 centesimi su quelle a 5-10 anni. La causa di questo ribasso è duplice: da una parte, una crescita meno pimpante del previsto e, dall’altra, una situazione sui conti pubblici di alcuni Paesi europei sempre più preoccupante.
Quali conclusioni trarre, a livello operativo?
Le previsioni di rialzo dell’Euribor al 2% entro il 2011 sono pienamente condivisibili; per il 2012 è ragionevole attendersi che raggiunga quota 2,5%, mentre non è affatto assodato che possa proseguire oltre tale soglia, così come ad oggi stimano implicitamente i tassi Future.
Di conseguenza, il tasso fisso su operazioni di finanziamento a medio-lungo termine sconta tassi Euribor di pareggio rispetto al variabile, a nostro avviso, ancora troppo alti.