Negli ultimi giorni tuttavia si è assistito ad un rialzo di oltre dieci centesimi sull’Irs decennale (2,35%): il timore è di assistere ad un repentino rialzo dei tassi Irs a lungo termine e quindi di perdere una ghiotta occasione per effettuare le coperture che magari già si stavano valutando.
Prendiamo in considerazione i tassi Irs decennali: questi hanno una correlazione prossima a uno con il Bund 10 (si muovono nella stessa direzione e con intensità simile). I movimenti dei tassi Irs nascono da variazioni del Bund, il quale a sua volta dipende dalle aspettative macroeconomiche, dall’andamento dell’avversione al rischio (il Bund è considerato “bene rifugio”) e dal rendimento del Bond Usa.
Nelle ultime settimane i dati congiunturali americani sono risultati costantemente migliori delle attese e la stessa Federal Reserve si è mostrata moderatamente ottimista sul futuro della crescita americana: il rendimento del Bond 10 Usa è salito dall’1,95% al 2,25% in pochi giorni trascinando con se anche il Bund 10 salito nello stesso periodo dall’1,75% all’1,95%. Immediato il rialzo dei tassi Irs saliti al 2,36% dal 2,23%.
I movimenti sono ancora di scarsa entità e non è detto che continuino viste le numerose incognite che esistono sulla crescita. Tuttavia da quanto accaduto nel semestre a cavallo di fine 2010 si può osservare che i movimenti possono essere decisamente ampi e legati in particolare al quadro congiunturale. Infatti negli ultimi mesi del 2010 mentre le previsioni di crescita venivano costantemente riviste al rialzo dai vari istituti di ricerca e dagli organismi internazionali soprattutto per quanto riguarda l’economia a stelle e strisce, il rendimento del Bond 10 Usa salì dal 2,50% al 3,75%, il Bund 10 tedesco dal 2,25% al 3,50% e l’Irs 10 dal 2,25% al 3,25% con punte momentanee sopra il 3,70%.
La falsa ripartenza dell’economia americana ebbe quindi l’effetto di far salire di oltre un punto percentuale i tassi Irs a dieci anni.
La delusione di chi allora mancò l’occasione per coprirsi dal rischio tassi fu poi sostituita dalla soddisfazione di trovarsi oggi i medesimi tassi (pochi centesimi in meno) di allora. I livelli attuali appaiono come una nuova occasione per chi avesse in animo di effettuare coperture. Pensare di assistere a livelli più bassi degli attuali sui tassi Irs a dieci anni significherebbe credere in un nuovo importante deterioramento delle prospettive di crescita e ad un’impennata dell’avversione al rischio (nuovi crolli delle borse e dei titoli di stato periferici).
Segnaliamo che su un piano di ammortamento a dieci anni è possibile negoziare contro Euribor 3 mesi 365/360 (0,87%, fixing del 14 marzo) un tasso fisso attorno all’ 1,8% - 1,90%, livello interessante anche se l’appetibilità deve essere valutata in base alla situazione complessiva dell’impresa: capacità del budget economico di assorbire un incremento degli oneri finanziari e grado di esposizione al rischio tassi. Oggi infatti coprirsi significa caricarsi di un costo aggiuntivo (differenza tra l’Euribor e l’Irs) con la prospettiva che tale costo possa ancora aumentare nei prossimi mesi visto che l’Euribor è visto scendere dal mercato fino allo 0,70%. Per iniziare ad incassare dal contratto Irs bisognerà probabilmente aspettare molto tempo (solo dal 2015 i tassi Future scontano il ritorno dell’Euribor sopra il 2%); la copertura IRS deve essere evidentemente valutata nell’ottica di una vera e propria assicurazione contro eventi oggi imprevedibili.