SEGNALI INCORAGGIANTI DAI RENDIMENTI A BREVE.

Il miglioramento della parte a breve della curva dei rendimenti governativi italiani ha iniziato ad accelerare nel momento in cui la Bce annunciò (8 dicembre) di voler procedere alle aste a 36 mesi ad importo illimitato; probabilmente ...

previsioni euribor 2012Le aste di oggi confermano quanto più volte ribadito nelle ultime settimane e cioè che la manovra Monti, quella Bce e quella europea sul patto di stabilità fiscale avevano avuto notevoli effetti positivi sui rendimenti dei titoli governativi italiani e non solo (vedi Spagna). Il calo dei rendimenti dai picchi di fine novembre è notevole sul breve e fa ben sperare che questa tendenza gradualmente possa estendersi anche alle scadenze a medio termine; a tal proposito domani avremo l'importante test con l'asta dei Btp a tre anni. Torniamo all'asta di oggi: il ministero dell'Economia ha collocato il Bot a sei mesi 29 giugno 2012 per 9 miliardi al prezzo di 98,409 e al rendimento medio ponderato di 3,251%, dimezzato rispetto all'asta di fine novembre - massimo dall'introduzione dell'euro - con un rapporto domanda/offerta a 1,691 dal precedente 1,466. Il Ctz settembre 2013, è stato collocato al rendimento di 4,853%, minimo da fine ottobre da 7,814% di fine novembre, massimo dalla nascita della valuta unica: unico dato negativo che il rapporto bid-to-cover passa a 2,236 da 1,594.

Il miglioramento sul tratto a brevissimo della curva dei rendimenti governativi è decisamente importante: a fine novembre i rendimenti del Bot erano schizzati mediamente oltre il 7% con i Btp due e tre anni sopra il 7,5%; sul medesimo livello si attestava il cinque anni  mentre il decennale veleggiava leggermente sotto (7,2-7,3%). Ora i Bot sono mediamente intorno al 3,5% e cioè hanno visto i rendimenti dimezzarsi; i Btp due e tre anni sono al 4,8% e 5,2% circa cioè 2,5% in meno rispetto ai picchi di novembre. Il decennale è più stabile (6,9%) cioè neanche mezzo punto in meno.

Il miglioramento della parte a breve della curva dei rendimenti dei governativi italiani ha iniziato ad accelerare nel momento in cui la Bce annunciò (8 dicembre) di voler procedere alle aste a 36 mesi ad importo illimitato; probabilmente le banche, sapendo di poter poi attingere alla fonte della banca centrale hanno iniziato subito  a comprare titoli a breve italiani e spagnoli lucrando sul differenziale tassi.

Tuttavia il calo dei rendimenti a breve potrebbe trovare molti ostacoli ad estendersi alle scadenze più lunghe (5-10 anni). Per assistere a ciò è necessario che le prossime ingenti aste di inizio anno non presentino intoppi e soprattutto che vi siano misure incisive da parte del governo sul fronte della crescita: per assistere ad una discesa strutturale del lungo termine infatti è necessario che si ripristini la fiducia sulla capacità italiana di riprendere la strada della crescita dopo un anno (2012) che vedrà una contrazione probabilmente superiore all'1% del Pil ma che ormai è stata digerita dai mercati.

Secondo Draghi l'obiettivo dell'operazione a 36 mesi e delle altre importanti decisioni sui collaterali è stato quello di fornire alle banche un orizzonte temporale più lungo nella pianificazione della liquidità permettendo di evitare il ribilanciamento delle scadenze delle attività e delle passività attraverso una stretta creditizia a lungo termine. In sostanza si spera che le disponibilità Bce servano a fornire sostegno all'economia reale attraverso un più facile accesso al credito con un rientro degli spread dagli attuali stratosferici livelli. E' presto per misurare i risultati; per lo meno non dovremmo andare incontro a nuovi peggioramenti. La Bce sta facendo la sua parte per ripristinare la fiducia, l'altra parte la devono fare i governi e le autorità politiche europee chiamate a disinnescare la mina dei debiti sovrani. Solo così si potrebbero avere risultati importanti.

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