SCHIZZANO AI MASSIMI STORICI I DEPOSITI PRESSO LA BCE.

La postura ultra espansiva della politica monetaria Bce ha condotto a nuovi massimi storici i depositi overnight delle banche europee presso la stessa banca centrale, depositi remunerati allo 0,25%.

Con l’ultima operazione di Pronti contro termine del 29 febbraio le banche europee hanno “tirato” oltre 500 mld di euro: questa immensa liquidità tuttavia non sta trovando impiego. La prova la si ha osservando l’andamento dei depositi Bce che ieri hanno raggiunto un nuovo massimo storico a 827 mld di euro.


In sostanza le banche hanno assunto un atteggiamento decisamente prudente: non se la sentono di investire sui mercati azionari, sui titoli governativi periferici e sulle loro stesse obbligazioni bancarie. Inoltre, avendo ogni banca messo parecchia liquidità in casa, gli scambi sul mercato interbancario sono ridotti.


Osservare l’andamento dei depositi in questo periodo potrebbe quindi rivelarsi un buon indicatore della propensione all’investimento/rischio del settore bancario.


L’attuale titubanza delle banche a far fluire il denaro verso i mercati potrebbe derivare da alcune considerazioni. I rendimenti dei titoli governativi dei Paesi periferici e delle obbligazioni bancarie sono già abbondantemente scesi e quindi una fase di sostanziale stabilizzazione non sarebbe da escludere; la performance delle borse oltretutto, da inizio anno, è stata decisamente soddisfacente.

Inoltre le incertezze sull’esito dello swap greco (giovedì termine ultimo a meno di una proroga al 12 marzo) e le preoccupazioni sui conti pubblici spagnoli contribuiscono a giustificare un atteggiamento prudente. Per quanto riguarda la Spagna quello che più sorprende è la richiesta di deroga all’appena stipulato “Patto fiscale” (pareggio di bilancio o scostamento massimo dello 0,5%; debito/ Pil al 60%; sanzioni automatiche in caso di deficit/pil maggiore del 3%). La storia Ue insegna che concedere deroghe crea pericolosi precedenti: la Germania e la Francia furono le prime a chiederle aprendo di fatto la strada ad un lassismo che ha portato alla situazione attuale.


L’augurio espresso dal presidente Mario Draghi e dalle autorità europee è che i fondi vengano presto destinati al potenziamento del credito verso l’economia reale; probabilmente per assistere a ciò saranno necessari alcuni mesi.


Tornando ad osservare l’andamento dei depositi è importante sottolineare che le variazioni sono dovute spesso anche ad aspetti tecnici: in particolare i depositi crescono alla fine del  periodo di mantenimento della riserva obbligatoria. Questo tecnicamente avviene perché le banche iniziano il periodo (durata circa un mese) tenendone depositata poca presso la Bce; all’approssimarsi di fine periodo aumentano la parte depositata per far fronte all’obbligo che prevede una media di periodo pari all’1% delle passività; questo è possibile perché, contrariamente a quanto avveniva una volta, la riserva può essere movimentata.


Storicamente il livello dei depositi si è sempre aggirato intorno ai 150-200 milioni in quanto rappresentava partite non sistemate tra banche a fine giornata (media depositi 2006 pari a 174 milioni); la prima impennata la si registra a fine 2008 con il fallimento di Lehman Brothers (picchi a 300 miliardi; NB: non è un errore sono miliardi mentre prima erano milioni di euro !!!); con l’esplosione della crisi greca nel 2010 si sono sfiorate punte di 400 mld ; il 2011 ha visto un netto rientro (media 102 miliardi) ed ultimamente con le due operazioni a 36 mesi della Bce si è assistito a nuovi picchi di 500 miliardi a dicembre e a 827.


Al di là della momentanea valenza come indicatore della propensione al rischio, sarà importante monitorarne l’andamento per capire se le decisioni straordinarie di politica monetaria prese dalla Bce condurranno a qualche beneficio direttamente all’economia reale, attraverso un aumento dei crediti concessi a privati e imprese o indirettamente attraverso un ulteriore rientro dei rendimenti di Btp, obbligazioni bancarie e quindi del costo del funding e degli spread applicati alle operazioni di finanziamento.

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