E' continuata anche nelle ultime sedute dei mercati finanziari la tendenza al rialzo dei rendimenti sui titoli governativi dei Paesi periferici europei con un contestuale allargamento degli spread verso il Bund tedesco. A preoccupare sono i soliti motivi legati alla sostenibilità dei conti pubblici europei.
Da quanto emerge dall’outlook trimestrale appena presentato dei tre principali istituti statistici europei (Istat, l'Insee e l'Ifo), dall’inizio del 2012, le tensioni finanziarie nell'area dell'euro si sono attenuate grazie ai piani di consolidamento fiscale in alcuni Stati membri, al rafforzamento della disciplina di bilancio e agli interventi della Banca Centrale Europea (operazioni a 36 mesi e acquisti sul mercato secondario di titoli governativi). Tuttavia nei prossimi trimestri l’andamento del Pil sarà caratterizzato da una sostanziale stagnazione. Le previsioni medie delle principali istituzioni finanziarie vedono un Pil Ue 2012 a - 0,4%, quello italiano a –1,6%, quello spagnolo a –1,4% con quello portoghese a –3,7%). Il consolidamento fiscale e le condizioni sfavorevoli del mercato del lavoro graveranno sul consumo privato; l’allentamento delle tensioni finanziarie alleggerirà le condizioni di accesso al credito, ma gli investimenti privati rimarranno fermi.
Su questo scenario numerosi sono i rischi al ribasso: nuove turbolenze finanziarie, possibili tensioni sociali a causa delle sfavorevoli condizioni del mercato del lavoro e delle riforme fiscali che pesano sulla crescita e rallentamento più marcato di quanto atteso nei mercati emergenti (ultimi dati cinesi sul settore manifatturiero).
I nostri Btp sono stati pienamente coinvolti dalle incertezze legate alla crescita e alla sostenibilità dei conti pubblici, soprattutto le scadenze brevi. Il rendimento sul Btp 2 anni (oggi 2,85%) ha sfiorato ad inizio settimana il 3%, livello che aveva abbandonato a metà febbraio: il rialzo rispetto ai minimi di periodo (inizio marzo 1,7%) è di circa l’1,2%. Patisce un po’ meno la parte lunga (Btp 10 al 5,10%).
Nonostante il recente rialzo dei rendimenti e dello spread verso il Bund, i progressi dell’Italia appaiono comunque importanti oltretutto considerando il pesantissimo calendario di scadenze di questo primo scorcio di anno che ha visto rimborsi per 114 mld circa su un totale di 370 in scadenza nel 2012; anche aprile sarà un mese importante con scadenze intorno ai 35 mld.
Si allarga di mezzo punto percentuale nell’arco di una settimana lo spread Btp-Bund sui 2 anni mentre più contenuto appare il rialzo dello spread sui titoli decennali (oggi al 3,3% circa). Il Bund, nonostante i rendimenti siano sotto l’1% fino a cinque anni e all’1,8% a dieci anni, ha continuato ad attrarre acquirenti grazie all’appeal di bene rifugio.
A livello di tassi reali (inflazione tedesca di marzo al 2,3%) non si tratta di un interessante investimento soprattutto per noi italiani che dobbiamo fare il conto con un rialzo deciso dell’inflazione che nel mese di marzo è salita del 2,5% rispetto al mese precedente (il maggior incremento dal 1999) e del 3,8% a livello tendenziale, decisamente maggiore di quella europea (2,6% tend.).
Oltre che con la recessione dovremmo quindi fare i conti con una dinamica inflativa al rialzo: la Bce su questo fronte non è preoccupata come dimostrano le parole di Draghi a conclusione della riunione che ha lasciato fermi i tassi di riferimento (1% il P/T). Le preoccupazioni della Bce sono relative alla crescita; La nostra banca centrale vede segnali di stabilizzazione, una moderata ripresa dell’attività economica nella seconda parte del 2012 con le tensioni sul debito sovrano e l’alto tasso di disoccupazione che continueranno a frenare il ritmo di crescita. Lo scenario economico è soggetto a rischi verso il basso. La Bce non sembra preoccuparsi della recente impennata dell’inflazione: secondo le proprie stime resterà sopra il 2% per il resto del 2012 e scenderà al di sotto nei primi mesi del 2013. Eventuali effetti di second round (sostanzialmente l’innescarsi di pericolose spirali salari-prezzi) saranno attentamente monitorati. E’ necessario comunque aggiungere che il ritorno dell’inflazione sotto la soglia “statutaria” del 2% sarà dovuta principalmente al confronto statistico con l’anno precedente.
Un fattore positivo è che il peggioramento dello spread BTP/BUND di queste ultime due settimane non si è riverberato più di tanto sulle quotazioni delle obbligazioni bancarie. Si è quindi ristretto il differenziale tra rischio banca e rischio Stato. Stante la situazione, si intravede tuttavia il rischio che la fase di progressivo rientro degli spread sui finanziamenti a medio/lungo termine iniziata a gennaio, possa momentaneamente interrompersi.