Il peso politico enorme della Germania all’interno dell’Ue e della Bce appare evidente come non mai in questa fase. Quando la Germania andava a gonfie vele nessun intervento tipo quantitative easing era ammesso mentre ora che il rallentamento sembra avvalorato dai dati congiunturali e dagli indici di fiducia (oggi Ifo inferiore alle attese), il quantitative easing sembra essere intervento accettabile. Ancora più evidente l’influenza della Germania sulla Bce se si considera che l’intransigenza e la rigidità tedesca sul rispetto dei vincoli di bilancio si sta gradatamente allentando in concomitanza con il rallentamento della crescita. In questo senso sono da leggere le dichiarazioni di Draghi dal Forum di Jackson Hole terminato sabato, che hanno sottolineato la necessità d proseguire con politiche di consolidamento di bilancio, dando però l'opportunità ai Paesi che implementano riforme economiche di spendere di più nell'ambito delle regole esistenti; ciò è sembrato in qualche modo venire incontro alle richieste di allentamento del rigore finanziario di Italia e Francia, pur con sfumature diverse, ma dietro questo cambio di atteggiamento non si può non leggere una sorta di influente opportunismo tedesco. Ricordiamo che nel 2003 la Germania, in un momento in cui la crescita era asfittica mentre il resto dell’Europa cresceva a livelli decisamente superiori, fu la prima a chiedere la deroga ai patti di stabilità.
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25 agosto 2014 - Il peso politico enorme della Germania all’interno dell’Ue e della Bce appare evidente come non mai in questa fase ...
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