Nonostante il lieve recupero visto stanotte durante il trading asiatico, la situazione sui mercati obbligazionari globali resta particolarmente delicata, dopo la recente impennata dei rendimenti su livelli che in alcuni casi non si vedevano da decenni. L'escalation del conflitto in Medio Oriente alimenta la volatilità dei prezzi dell'energia rafforzando i timori di nuove pressioni inflazionistiche, in un contesto già gravato dalle preoccupazioni sulla sostenibilità dei conti pubblici. Il tasso del Treasury decennale, riferimento per il mercato obbligazionario mondiale, ha toccato ieri il livello più alto degli ultimi tre anni, avvicinandosi alla soglia del 5%, considerata da molti operatori un potenziale fattore di ulteriore instabilità per i mercati azionari. In Giappone il rendimento del JGB a 10 anni è salito sopra il 3% per la prima volta in circa trent'anni, mentre in Europa il rialzo dei prezzi del gas ha contribuito a portare il tasso del Bund tedesco decennale ai massimi dal 2011. Il rendimento dell'omologo britannico si attesta sui livelli più elevati dal 2008. I Btp seguono il movimento, con il tasso del benchmark luglio 2036 che ieri ha segnato un picco a 4,25%, massimo dal novembre 2023 mentre lo spread con il Bund resta confinato in stretto range, poco sopra gli 80 centesimi.
Sul fronte europeo, dati pubblicati martedì hanno mostrato che l'inflazione nell'area euro ha accelerato al 3,3% in agosto dal 2,9% di luglio, un aumento attribuito quasi interamente al rincaro dei costi energetici. In mattinata arriveranno i numeri sull'inflazione alla produzione di luglio, oltre ai numeri finali sui Pmi servizi e composito di agosto. L'aumento delle aspettative di surriscaldamento dei prezzi ha spinto al rialzo anche i rendimenti a breve termine. Il tasso del titolo di Stato tedesco a due anni particolarmente sensibile alle attese di politica monetaria, ha superato il 3% per la prima volta dal 2024 ieri, sesta seduta consecutiva in aumento. I mercati scontano ormai una possibilità vicina al 100% che la Banca centrale europea aumenti i tassi nella riunione di questo mese e attribuiscono una forte probabilità ad un ulteriore rialzo entro la fine dell'anno.
Al centro dell'attenzione resta però soprattutto la situazione fiscale degli Stati Uniti. I rendimenti dei Treasury a lunga scadenza sono ai massimi dal 2007 mentre il debito pubblico americano ha superato i 40.000 miliardi di dollari. Il segretario al Tesoro ha sostenuto che gli Stati Uniti possano ridurre il peso del debito attraverso una crescita economica più robusta. Nelle ultime settimane il Tesoro ha inoltre adottato una serie di misure tecniche - essenzialmente operazioni di buyback - nel tentativo di contenere le tensioni sui mercati obbligazionari. Tuttavia diversi analisti ritengono che l'attuale sell-off non rifletta semplicemente problemi di liquidità, ma rappresenti piuttosto un segnale di crescente inquietudine degli investitori per il deterioramento delle finanze pubbliche americane, oltre che per l'aumento del rischio geopolitico con le sue conseguenze inflative. Gli operatori, in altre parole, stanno iniziando a mettere in dubbio la sostenibilità di una politica fiscale ritenuta troppo espansiva, in un momento in cui i disavanzi federali restano elevati e le prospettive di un loro rapido ridimensionamento appaiono limitate.
Dopo i toni usati da Warsh a Jackson Hole, l'unica risposta immediata potrebbe arrivare dalla Fed, scrivono diversi analisti, con una politica monetaria più restrittiva. Le aspettative di un rialzo dei tassi di 25 pb da parte della banca centrale nella riunione del 15-16 settembre sono salite oltre al 67% rispetto al 37% circa di una settimana fa. In questa chiave, occhi alle statistiche sui payroll di agosto in calendario domani, dopo che i numeri Adp di ieri sul settore privato sono risultati più deboli delle attese, allentando parzialmente la pressioni sui rendimenti statunitensi.
La prospettiva, prezzata quasi pienamente dai mercati, di un inasprimento monetario già questo mese sostiene lo yen. Il futures sul Brent viaggia in calo a 94,2 dollari il barile.
CAFFE’ ESPRESSO
3 settembre 2026 - Ancora tensioni sull'obbligazionario.
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