CAFFE’ ESPRESSO

1 settembre 2026 - Tassi in rialzo; oggi cpi eurozona.

Dopo aver segnato un +2,5% ieri, le quotazioni del petrolio hanno esteso il rialzo negli scambi asiatici stamani, dopo che la ripresa delle operazioni militari tra Stati Uniti e Iran ha riacceso i timori del mercato per possibili interruzioni delle forniture globali, con il conflitto entrato nel suo sesto mese. Il futures sul Brent viaggia in rialzo a 91,07 dollari il barile. Trump ha promesso ulteriori attacchi contro Teheran dopo il primo confronto a fuoco diretto tra i due Paesi nell'arco di un mese, mentre il conflitto - che negli ultimi tempi si era in gran parte trasformato in uno scontro sul piano economico - rischia ora di degenerare nuovamente in guerra aperta.
Si riparte da 4,16% per il rendimento del Btp decennale benchmark - sui massimi da novembre 2023 - e da 81 punti base per lo spread sul Bund, all'indomani di un rialzo dei rendimenti legato all'impennata dei prezzi del petrolio e ai toni restrittivi usati dal presidente Fed Warsh a Jackson Hole la settimana scorsa. I tassi lunghi francesi e tedeschi hanno toccato nuovi massimi da oltre 15 anni, con gli investitori che continuano a monitorare l’offerta di debito di entrambi i Paesi, mentre la Germania aumenta nettamente la spesa per infrastrutture e difesa e la Francia si prepara ad una spinosa battaglia per il bilancio.

A livello di zona euro, la lettura finale del Pmi manifatturiero dovrebbe confermare il 52,8 preliminare per agosto, quando l'indice è salito oltre le attese portandosi sui massimi degli ultimi quattro anni. Sul fronte dei prezzi il consensus indica l'inflazione di agosto al 3,3% - sempre più lontana dall'obiettivo Bce del 2% - rispetto al 2,9% di luglio. Il tasso di disoccupazione di luglio dovrebbe mostrarsi stabile al 6,3%. Stanti le persistenti pressioni inflative, i mercati sono passati a prezzare il tasso sui depositi intorno al 2,70% entro dicembre nell'area euro, il che implica una probabilità dell’80% di un secondo rialzo dei tassi Bce dopo quello ampiamente atteso questo mese. Si stanno inoltre posizionando per un livello dei tassi più vicino al 3% entro la fine del 2027, con quello sui depositi atteso al 2,98% per settembre del prossimo anno. Tuttavia sebbene lo shock energetico stia spingendo l'inflazione headline ben oltre il target di Francoforte, al momento sono praticamente assenti segnali che l'aumento si stia trasmettendo in misura significativa ad altri prezzi, con l'indice core che resta in area 2,5%.
In attesa del rapporto sull'occupazione in agenda venerdì - cruciale in chiave Fed - il focus oggi sarà sulle offerte di lavoro Jolts di luglio, dopo il calo registrato a giugno per via di una forte flessione nel settore dell'assistenza sanitaria e dei servizi sociali. Occhi anche sul Pmi manifatturiero Ism di agosto, visto in flessione a 55,2 dal 55,6 del mese prima.
Inflazione e tassi di interesse dovrebbero dominare anche oggi gli incontri nell'ambito del G20 in North Carolina. Ieri funzionari statunitensi hanno esortato i ministri delle Finanze del Gruppo ad impegnarsi maggiormente per sostenere la crescita economica, indicandola come il modo migliore per contrastare le preoccupazioni legate all'aumento dei livelli di debito globale.
La forte domanda globale di hardware legato all'intelligenza artificiale ha continuato a sostenere l'attività manifatturiera asiatica ad agosto, secondo indagini private pubblicate stanotte, migliorando le prospettive per una regione fortemente dipendente dalle esportazioni nonostante l'incertezza e l'aumento dei costi alimentati dal protrarsi della guerra in Medio Oriente.
Il rendimento del benchmark decennale nipponico, intanto, ha toccato stamani il 3% per la prima volta dal settembre 1996, evidenziando come inflazione, preoccupazioni fiscali e il cambiamento della politica monetaria stiano ridisegnando un mercato a lungo caratterizzato da bassi tassi d'interesse. Il tasso del Jgb a 10 anni è più che triplicato negli ultimi due anni. Sulle scadenze più brevi, il rendimento a cinque anni ha raggiunto un massimo storico, mentre quello a due anni ha toccato il livello più alto degli ultimi 31 anni, mentre i mercati scontano come pressoché certa una nuova stretta da parte di Bank of Japan nella riunione di questo mese.
Il nuovo indebolimento dello yen intorno a quota 160 per dollaro - livello considerato tale da aumentare la probabilità di un intervento sul mercato valutario - ha riacceso l'attenzione degli operatori sulla possibilità di una nuova azione congiunta per sostenere la valuta giapponese. Giappone e Stati Uniti hanno concordato di continuare a coordinarsi per garantire movimenti "ordinati" della divisa giapponese, ritenuti cruciali per la stabilità dei mercati globali, ha fatto sapere il ministro delle Finanze giapponese dopo un incontro con l'omologo statunitense.

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