Hezbollah ha respinto la nuova proposta di cessate il fuoco per il Libano e Israele ha detto che non ritirerà le truppe dal Paese, in una battuta d'arresto per i più ampi negoziati per porre fine al conflitto in Iran. Da Washington, Trump ha detto di credere che siano stati compiuti progressi in Libano e che il Paese meriti la pace. Pochi invece i segnali di passi in avanti mossi verso la riapertura dello Stretto di Hormuz, un passaggio considerato cruciale per attenuare le pressioni inflazionistiche legate all'energia e ridurre le aspettative di ulteriori aumenti dei tassi da parte delle banche centrali.
Prevale la cautela con gli investitori che restano ancorati principalmente alla dinamica del greggio, in attesa di sviluppi sul fronte diplomatico.
Sul mercato monetario, i tassi impliciti proiettavano ieri il riferimento sui depositi Bce a 2,65% per fine anno: si scommette quindi su due strette - una la prossima settimana, data al 90% - e su una chance di circa il 60% di un terzo rialzo dei tassi entro dicembre.
Come ogni primo venerdì del mese l'appuntamento clou sul fronte macro è l'aggiornamento sull'occupazione Usa, tra i principali indicatori cui Fed guarda per aggiustare il costo del denaro.
Le statistiche settimanali di ieri sulle richieste di sussidi di disoccupazione sono risultate oltre le attese, mentre l'indagine Challenger sui licenziamenti di maggio, ha messo in evidenza 97.006 tagli, peggior risultato per il mese in esame dal 2020. Leggermente meglio del previsto, invece, sono andati gli occupati del settore privato resi noti da Adp mercoledì.
Lo yen di nuovo in area 160 sul dollaro ha spinto il ministro delle Finanze giapponese a ribadire che Tokyo è pronta a muoversi in qualunque momento sul mercato valutario e si riserva il diritto di un intervento risoluto per arginare l'eccessiva volatilità. Il dollaro si avvia verso una settimana di guadagni sulla scia delle tensioni in Medio Oriente.
CAFFE’ ESPRESSO
5 giugno 2026 - Riflettori sui dati occupazionali americani.
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