CAFFE’ ESPRESSO

20 marzo 2026 - Rendimenti a breve in rialzo dopo la Bce.

Come atteso la Banca centrale europea ha lasciato i tassi di interesse invariati al 2%, una decisione presa all'unanimità, concentrandosi sui rischi di inflazione legati agli effetti del conflitto in Medio Oriente. Se, come hanno detto le fonti, lo scenario base è considerato già obsoleto dai banchieri centrali, nello scenario grave delineato da Francoforte - che prevede un picco del greggio a quasi 150 dollari il barile entro giugno - l'inflazione rischia di balzare fino a 4,4% quest'anno e a 4,8% il prossimo. Nella consueta conferenza stampa, Christine Lagarde ha sottolineato che rispetto allo shock del 2022 la zona euro è in una posizione favorevole, con l'inflazione in linea con l'obiettivo di 2%. Sulla scia di queste indicazioni, i trader ieri sera davano la probabilità di un rialzo dei tassi entro aprile oltre 60% prezzando pienamente una mossa entro giugno, e prezzavano grossomodo 70 punti base di stretta monetaria quest'anno rispetto ai 50 circa del giorno prima. Ieri anche Banca d'Inghilterra, che ha deciso all'unanimità di lasciare il tasso di riferimento a 3,75%, si è detta "pronta ad agire" di fronte al rischio di un'inflazione a 3,5% nei prossimi due trimestri.
Fiammata dei rendimenti, specie sul segmento breve, sulla scia dell'escalation del conflitto in Iran.
Quotazioni del petrolio in calo dopo che le principali economie europee e il Giappone si sono detti pronti a partecipare agli sforzi per garantire la sicurezza della navigazione nello stretto di Hormuz e dopo che gli Usa Uniti hanno delineato misure per aumentare l'offerta.
Nel tentativo di frenare la fiammata dei prezzi, il segretario al Tesoro Bessent annuncia che la Casa Bianca potrebbe a breve rimuovere le sanzioni sul greggio iraniano bloccato sulle petroliere e accenna al possibile nuovo sblocco dalle riserve strategiche.
Intorno alle 7,40, il futures sul Brent viaggia in calo di un dollaro e 5 cent a 107,60 dollari il barile e quello sul Nymex arretra di un dollaro e 43 cent a 94,71 dollari. Su base settimanale, il Brent resta avviato a un rialzo prossimo a 4%, mentre per i contratti Usa si profila una flessione di oltre 4%, primo calo da cinque settimane.
Dollaro cedente, in calo rispetto ai recenti massimi in risposta alla virata hawkish delle principali banche centrali legata allo shock energetico.

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