Mojtaba Khamenei è il successore di suo padre Ali Khamenei alla guida suprema, una nomina che segnala come gli estremisti rimangono saldamente al potere mentre la guerra di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, iniziata una settimana fa, ha spinto il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile.
I prezzi del petrolio sono aumentati di oltre il 25% ai massimi da metà 2022 tra riduzioni di forniture di grandi produttori e timori di prolungate interruzioni delle spedizioni per l'escalation della guerra nel Golfo. I futures sul greggio Brent sono saliti di 24,96 dollari, ovvero del 27%, a 117,65 dollari al barile poco prima delle 6 di questa mattina, il più grande aumento mai registrato in un solo giorno. Alle 7,40 il rialzo dei future si è ridotto con il contratto sul Brent che viaggia in rialzo di 15,32 dollari a 108,01 dollari il barile. Il Wti ha toccato un massimo di 119,48 dollari al barile mentre il Brent ha raggiunto 119,50 dollari al barile.
Dopo un'impennata all'avvio degli scambi sui mercati asiatici, il dollaro ha in parte ritracciato dopo l'articolo di FT sul possibile rilascio congiunto di riserve petrolifere dal G7. Il biglietto verde sale con l'impennata dei prezzi del petrolio che ha spinto gli investitori a cercare rifugio nella liquidità.
Il benchmark decennale sui mercati asiatici rende 4,189%, in rialzo di 0,057 rispetto alla chiusura a 4,132%. Il mercato secondario dei titoli di Stato riprende stamani con il Btp decennale che ha chiuso venerdì con un rendimento salito a 3,64% e uno spread sull'omologo Bund tedesco a 75 punti base.
La produzione industriale tedesca di gennaio ha registrato un inatteso calo dello 0,5% mentre era atteso un aumento dell'1%. Deludenti anche gli ordini all'industria del mese di gennaio, scesi ben sotto le attese a -11,1% contro previsioni di un calo del 4,5%.
L'inflazione al consumo in Cina ha raggiunto il livello più alto degli ultimi tre anni spinta dagli effetti delle festività del Capodanno lunare, mentre persiste la deflazione dei prezzi alla produzione a causa della debolezza della domanda. L'indice dei prezzi al consumo (Cpi) è aumentato dell'1,3% su base annua per il quinto mese consecutivo, superando l'incremento dello 0,2% registrato a gennaio, sopra le attese di un incremento di 0,8% previsto da un sondaggio Reuters.
A gennaio i salari reali giapponesi sono aumentati per la prima volta in 13 mesi grazie al rallentamento dell'inflazione, con gli stipendi base che hanno registrato il tasso di crescita più elevato degli ultimi 33 anni. Questa svolta positiva rafforza la posizione della Banca del Giappone a favore di un aumento dei tassi di interesse e della normalizzazione della politica monetaria.