I rendimenti dei Treasury statunitensi e i listini azionari sono saliti dopo che la Federal Reserve nella serata di ieri ha lasciato invariati i tassi d’interesse nella fascia 3,50%-3,75%, come ampiamente previsto, osservando che l’inflazione resta elevata e che il mercato del lavoro continua a stabilizzarsi. Nella conferenza stampa successiva al comunicato, Jerome Powell ha adottato toni piuttosto hawkish, pur sottolineando che un rialzo dei tassi non rientra nello scenario di base né per i membri votanti né per i non votanti del Federal Open Market Committee. Sottolineando l'ampio sostegno alla decisione tra i policymaker, il banchiere centrale ha detto che la Fed resta “ben posizionata” per valutare se e quando sarà necessario un ulteriore allentamento. I mercati escludono un taglio ad aprile e lo ipotizzano con una probabilità del 61% a giugno, quando l'istituto sarà in mano del successore di Powell che Trump annuncerà a breve.
Ieri i rendimenti euro sono scesi, in particolare sulla parte piu' breve della curva, mentre la Bce, che non ha alcun obiettivo sui cambi, ha fatto sapere che monitora con attenzione le possibili conseguenze sull'inflazione dell'apprezzamento dell'euro. I mercati hanno lievemente aumentato le scommesse su un taglio dei tassi da parte di Francoforte entro luglio, scontandolo al 22% circa dal 15% di martedi'.
A seguito delle comunicazioni della Fed il dollaro è rimbalzato ieri, ma la sua debolezza resta al centro dell'attenzione degli investitori, viste le incognite legate alle imprevedibili scelte trumpiane in tema commerciale e geopolitico.
Il biglietto verde questa settimana e' scivolato ai minimi da 11 anni contro il franco svizzero, da quasi cinque anni contro euro e sterlina, da tre anni contro il dollaro australiano e ha persino perso terreno rispetto allo yen – complice, in larga parte, l’ipotesi, poi smentita dal Tesoro Usa, del primo intervento congiunto tra Stati Uniti e Giappone sul mercato valutario da 15 anni. L’indice della valuta statunitense - che calcola la sua forza contro un paniere delle principali divise mondiali - è sceso di quasi il 10% nel 2025 e ha perso un ulteriore 2% circa dall’inizio di quest’anno.
A riflesso delle maggiori incertezze legate alle dinamiche del commercio internazionale, il governo tedesco ha abbassato le previsioni di crescita per quest'anno a +1% dal precedente 1,3%, nonostante il varo di un fondo speciale da 500 miliardi per le infrastrutture. La nuova previsione resta comunque significativamente superiore all'espansione di 0,2% del 2025, giunta dopo due anni consecutivi di contrazione. Per il 2027 la stima e' stata limata a +1,3% da +1,4%.
Le tensioni sull'Iran spingono verso l'alto i prezzi del petrolio. Non si arresta la corsa di oro e argento verso nuovi record, intanto, con il primo che è ad un soffio dai 5.600 dollari all'oncia e il secondo che guarda quota 120 dollari.