Dati sull’attività economica dell'Eurozona più deboli del previsto ed un rapporto misto sull’occupazione negli Stati Uniti portano disorientamento sull’orientamento della politica monetaria.
La crescita dell’attività economica nell’area euro ha rallentato più del previsto alla fine del 2025, con la contrazione nel settore manifatturiero che si è approfondita e l’espansione nel settore dei servizi che si è attenuata. Ulteriori indicazioni sul clima economico del blocco, arriveranno in mattinata con la diffusione dell'indice Ifo tedesco che sarà seguito a stretto giro dalla lettura definitiva Eurostat sul Cpi di novembre.
Il rapporto sul mercato del lavoro statunitense - pubblicato in ritardo ieri a causa dello shutdown e che secondo alcuni analisti potrebbe aver fornito numeri in parte distorti - ha offerto intanto un quadro contrastante. La crescita dell’occupazione è rimbalzata il mese scorso, ma il tasso di disoccupazione è salito al 4,6%, il livello più alto da oltre quattro anni.
La Federal Reserve ha tagliato i tassi la scorsa settimana, ma i policymaker sono apparsi fortemente divisi e hanno segnalato che i costi di finanziamento difficilmente scenderanno ulteriormente nel breve termine, in attesa di nuovi dati. Il focus sarà domani ai numeri sull'inflazione di ottobre seguito venerdì da quelli sul Pce per lo stesso mese, misura dei prezzi particolarmente cara alla banca centrale.
La Bce dovrebbe mantenere invariato il tasso sui depositi al board di domani e per un certo periodo, con la prossima mossa che potrebbe essere più probabilmente un rialzo piuttosto che un ribasso del costo del denaro. I mercati implicano una possibilità di circa il 30% di un inasprimento entro la fine del prossimo anno.
Anche Bank of England e Bank of Japan sono pronte a comunicare le loro decisioni sui tassi tra domani e venerdì. Stando alle aspettative quest'ultima dovrebbe alzare mentre la prima dovrebbe tagliare, vista un'inflazione che comincia a dare segnali di rallentamento, come confermato dalla lettura di novembre diffusa questa mattina scesa al 3,2% annuo dal 3,6%.