L'istituto centrale Usa ha alzato i tassi di 25 punti base, in linea con le attese della maggior parte degli osservatori, portandoli in un range di 4,75%-5,00% ma ha segnalato che potrebbe essere giunta al punto di prendere una pausa nella stretta monetaria dopo le recenti turbolenze del comparto bancario. Nel comunicato, a differenza che in precedenza, la Fed ha omesso la parte in cui faceva riferimento al fatto che "rialzi continui" sarebbero stati appropriati. I mercati hanno interpretato questa assenza come il segnale che il picco dei tassi possa essere vicino facendo scivolare i rendimenti dei Treasuries ai minimi di seduta. Powell ha sottolineato anche che la prospettiva di un taglio dei tassi quest'anno non è prevista dallo scenario base della Fed. Nella successiva conferenza stampa, il governatore ha detto che le turbolenze nel sistema bancario potrebbero portare a un “credit crunch” con "significative" implicazioni per l'economia pur cercando poi di rassicurare i titolari di depositi, i consumatori e le imprese sulla solidità del sistema. Doccia fredda sulle garanzie per i depositi dalla segretaria del Tesoro Usa Yellen che ieri ha detto di non aver preso in considerazione o discusso una "assicurazione totale" per i depositi bancari senza l'approvazione del Congresso.
Dopo la banca centrale Usa la giornata prosegue densa di appuntamenti con altri istituti centrali oltreoceano. A metà giornata arriva il verdetto della Banca d'Inghilterra: le attese del mercato sono per un rialzo dei tassi da 25 punti base a 4,25% ma ulteriori pressioni si sono abbattute sull'istituto dopo l'inatteso balzo dell'inflazione britannica al 10,4% a febbraio, spinta dai prezzi di alimentari e bevande saliti al ritmo più rapido dal 1977. Prima sarà la volta della Banca nazionale svizzera che deve fare i conti con i timori per la solidità del sistema bancario dopo il caso di Credit Suisse. La Snb dovrebbe alzare i tassi di mezzo punto, ricalcando la recente mossa della Bce. Si tratterebbe del secondo rialzo consecutivo di questa entità, e porterebbe il tasso di riferimento all'1,50%, mentre nel Paese si registra una ripresa dell'inflazione. Infine, Norges Bank a sua volta dovrebbe alzare i tassi di un quarto di punto al 3% per ridurre l'inflazione e sostenere la corona norvegese.
Da monitorare gli interventi di alcuni consiglieri Bce soprattutto quello del capo economista Lane che ieri ha accennato al fatto che il rischio di crisi bancaria sembra essersi ridimensionato. La presidente Lagarde ha constatato che gli aumenti dei tassi stanno iniziando solo ora a far sentire i loro effetti, anche se la loro trasmissione potrebbe rafforzarsi a causa delle turbolenze del settore bancario.
In attesa delle stime flash dei Pmi delle principali economie della zona euro e del blocco nel suo complesso in agenda per domani, quella odierna si profila come un'altra giornata scarna dal lato degli indicatori macro. Fanno eccezione in Europa l'indice sulla fiducia dei consumatori e negli Usa le richieste settimanali di disoccupazione che, da attese, dovrebbero mettere a segno un lieve aumento a 197.000 rispetto al precedente 192.000.
Dollaro sotto pressione sui minimi di sette settimane dopo il verdetto Fed.