La scorsa settimana ha registrato un'accelerazione del repricing delle aspettative sui tassi, innescato da una sorpresa al rialzo nell'ultimo rapporto sui salari Usa e dal riaffiorare di dubbi circa l'effettivo ritmo di disinflazione negli Stati Uniti, dopo numeri forti su Cpi e Ppi. La dura retorica della Fed e di alcuni falchi della Bce ha dato un ulteriore impulso al mercato in questo senso. Diversi membri apicali dell'istituto centrale statunitense hanno ribadito, venerdì, che saranno necessarie altre strette per domare il surriscaldamento dei prezzi, mentre da Francoforte alcuni consiglieri hanno espresso entrambi i loro timori per un'inflazione di fondo ancora ostinata, sottolineando come al momento gli investitori stiano sottostimando la situazione. Gli investitori prezzano al momento tassi terminali al 5,5% per la Fed e al 3,75% per la Bce, escludendo quasi completamente tagli dei tassi per quest'anno.
Atteso in parziale aumento a febbraio rispetto al mese precedente il dato sulla fiducia dei consumatori della zona euro che sarà reso noto nel pomeriggio. Qualche indicazione in più sullo stato di salute dell'economia europea giungerà poi domani dalle letture preliminari, sempre per febbraio, degli indici Pmi di Germania, Francia e intero blocco. Dovrebbe ugualmente mostrarsi in progresso l'indice Ifo tedesco in calendario mercoledì. Oltreoceano, l'attenzione sarà venerdì all'indice dei prezzi per la spesa per i consumi personali (Pce), particolarmente monitorato dalla Fed e visto a +0,4% congiunturale in gennaio dal +0,3% del mese prima.
La chiusura delle piazze Usa per festività potrebbe assottigliare i volumi nella seduta odierna.