Le vicissitudini politiche italiane continuano tuttavia a rimanere fuori, per ora, dai radar dei mercati che, secondo gli analisti, attendono di giudicare il governo targato FdI alla prova dei fatti, sui suoi primi atti concreti.
Riferimenti per la seduta odierna il 4,76% per il rendimento del benchmark decennale di riferimento e i 237 punti base per lo spread con la Germania sullo stesso tratto.
Gli investitori guardano, piuttosto, alle turbolenze del gilt, le cui oscillazioni nelle ultime settimane hanno contagiato l'obbligazionario euro, già depresso dalla generalizzata stretta monetaria in chiave anti-inflazione alle porte.
Bank of England ha fatto sapere ieri che avvierà il 'quantitative tightening' come previsto il prossimo primo novembre, senza rinviarlo ulteriormente come si era speculato nei giorni scorsi, anche se dalla vendita saranno esclusi quest'anno i titoli a lungo termine.
Con un'inflazione ai massimi da 40 anni, la banca centrale ha poco spazio di manovra sul fronte tassi, per i quali gli analisti ipotizzano un +75 punti base al meeting di novembre - non escludendo completamente un +100, nonostante la delicatezza della situazione -, mentre Downing street è sempre più in bilico. L'esecutivo guidato da Liz Truss ha perso ieri un altro pezzo, con le dimissione del ministro dell'Interno in aperta polemica con il primo ministro.
Al di là della volatilità innescata dal nervosismo sui governativi britannici, il driver principale alla base della salita dei rendimenti euro resta l'inasprimento della politica Bce.
Con le ultime dichiarazioni dei vertici di stampo decisamente hawkish e prezzi al consumo che corrono al 9,9% annuo, i membri del direttivo di Francoforte entrano da domani nel periodo di "massimo riserbo" in vista della riunione del 27 ottobre, quando ci si aspetta un nuovo incremento dei tassi da tre quarti di punto percentuale.
Sono ancora più aggressive le attese sul fronte Fed, che hanno spinto il rendimento del Treasury decennale ai massimi da 14 anni ieri. Il mercato ipotizza altre due strette consecutive da 75 punti base ciascuna entro fine anno, mentre i policymaker dell'istituto centrale Usa proiettano i tassi al 4,5-5% all'inizio del prossimo anno, dall'attuale 3-3,25%.