CAFFE’ ESPRESSO

1 settembre 2022 - Ancora tensioni sull'obbligazionario.

L'inflazione della zona euro è salita a un altro livello record questo mese, battendo le aspettative e consolidando l'ipotesi di nuovi forti rialzi dei tassi della Banca centrale europea, anche prima del picco dei prezzi a cavallo di fine anno.

 

La crescita dei prezzi al consumo nei 19 Paesi che utilizzano la moneta unica è salita al 9,1% in agosto dall'8,9% del mese precedente, superando leggermente le attese di un +9% e rimanendo ben al di sopra dall'obiettivo del 2% della Bce.

 

A mostrarlo sono i dati pubblicati da Eurostat, l'agenzia di statistica dell'Ue.

 

I costi energetici sono rimasti il motore dei prezzi, ma anche l'inflazione dei generi alimentari ha fatto segnare un balzo a doppia cifra, mentre i prezzi dei beni industriali non energetici, oggetto di particolare attenzione da parte della Bce, hanno registrato un'impennata del 5%.

 

I dati non fanno che accrescere i timori che la Bce si stia preparando ad un altro grande rialzo dei tassi la prossima settimana. Tuttavia le prospettive a lungo termine sono ancora più fosche.

 

L'impennata dei prezzi dell'energia prima ancora dell'inizio della stagione invernale, unita alla revoca di alcuni sussidi in Germania, garantisce che l'inflazione continuerà a salire e supererà il 10% prima di raggiungere un picco verso la fine dell'anno.

 

Ma soprattutto, la misura "core" dell'inflazione, che filtra la volatilità dei prezzi dei generi alimentari e dell'energia, ha continuato a crescere, suggerendo che il rapido incremento dell'inflazione stia contagiando tutta l'economia.

 

L'inflazione al netto dei prezzi dei generi alimentari e dei carburanti è balzata al 5,5% dal 5,1%, mentre una misura ancora più ristretta, che esclude anche alcol e tabacco, è salita al 4,3% dal 4,0%.

 

Tutto ciò avvalora la tesi di un forte rialzo dei tassi da parte della Bce l'8 settembre e i dati sembrano dare ragione al sempre più nutrito campo "hawkish", che auspica un rialzo dei tassi eccezionalmente ampio.

 

Alcuni responsabili politici della Bce sostengono la necessità di un aumento di 75 punti base del tasso di deposito, attualmente pari a zero, mentre altri sostengono un aumento più modesto, in linea con la mossa di luglio di 50 punti base.

 

Anche i mercati sono divisi, con le scommesse che ora propendono per 75 punti base, pur continuando a ritenere la questione aperta.

 

Tuttavia, a prescindere dalla decisione di settembre, la direzione di marcia dei tassi appare chiara.

 

Un'inflazione troppo alta per troppo tempo rischia infatti di consolidarsi, e pertanto i tassi d'interesse continueranno a salire, probabilmente in tutte e tre le restanti riunioni della Bce di quest'anno.

 

I tassi dovrebbero raggiungere il cosiddetto livello neutro, che non stimola né rallenta l'economia, verso la fine dell'anno e l'unica domanda è se la Bce andrà oltre questo livello.

 

Una decisione del genere, tuttavia, è lontana mesi e per allora è probabile che la zona euro sia in recessione, dato che gli alti costi dell'energia pesano sulla produzione e sulla spesa dei consumatori.

 

Ciò potrebbe costringere la Bce a riconsiderare la propria posizione e a valutare se la recessione sia una forza deflazionistica sufficiente ad arrestare la crescita dei prezzi al consumo o se possa essere ancora necessario un inasprimento delle politiche monetarie.

 

Si riparte dal 3,88% per il rendimento del benchmark decennale italiano e dai 234 pb per lo spread con la Germania, in un mercato a tinte fosche dopo che dati record sull'inflazione - che potrebbe presto raggiungere le due cifre nell'area euro - hanno cementato le prospettive di un'accelerazione dell'inasprimento Bce, nonostante la recessione appaia ogni giorno più certa. L'ipotesi di un rialzo dei tassi di 75 pb al meeting della prossima settimana si fa strada.

 

Una sfilza di Pmi (indici fiducia direttori acquisti), in arrivo stamani, daranno il quadro di quanto il manifatturiero dell'Eurozona stia soffrendo di questa situazione. Oltre al dato per il blocco ad agosto, saranno come di consueto diffusi anche quelli dei singoli Paesi, Italia inclusa.

Dalla Germania, ha sorpreso al rialzo il dato delle vendite al dettaglio, che ha segnato a luglio un aumento congiunturale dell'1,9% contro attese a zero.

Nel pomeriggio, oltre al Pmi, dagli Usa le richieste di sussidi settimanali mentre gli occhi sono già a venerdì quando sarà la volta del report sui nuovi occupati non agricoli, particolarmente guardato in chiave Fed nella prospettiva di un robusto irrigidimento monetario.

 

Ieri, le statistiche Adp Usa sul settore privato hanno deluso, posizionandosi ben sotto alle attese ma la banca centrale, come segnalato a Jackson Hole dallo stesso Jerome Powell la scorsa settimana e ribadito da diversi membri del Fomc dopo, appare risoluta nella sua lotta alla corsa dei prezzi.

 

In base a dati diffusi stanotte, intanto, l'attività delle fabbriche asiatiche è crollata ad agosto, colpita dalle limitazioni anti-Covid e dalle pressioni che continuano a danneggiare le imprese che già soffrono per i persistenti colli di bottiglia dell'offerta.

Scendono i prezzi del petrolio tra i timori che il tightening delle banche centrali e i problemi legati al Covid in Cina deprimano la domanda.

 

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