Catalizzatore della giornata i dati sui prezzi al consumo Usa di giugno, resi noti nel primo pomeriggio e ipotizzati in accelerazione all'8,8% annuo dal precedente 8,6%. Qualsiasi sorpresa al rialzo o al ribasso potrebbe muovere i mercati specialmente in vista del Fomc della prossima settimana, dal quale si attende un'ulteriore stretta di 75 pb. L'allentamento dell'indice core annuale sarà probabilmente l'elemento più cruciale del rapporto, con gli investitori in cerca di capire se l'inflazione abbia raggiunto l'apice, cosa che potrebbe potenzialmente convincere la Fed a non diventare ancora più aggressiva, mentre aumentano i timori recessivi.
I rendimenti Usa sono scesi ieri per la seconda seduta consecutiva, mentre la curva 2/10 ha mostrato un inversione per il quinto giorno di fila - con il tasso a due anni che ha superato quello a 10 di 12 bps, differenziale massimo dal marzo 2010 - nel chiaro segnale di quanto i mercati temano che la stretta in chiave anti-inflazione della Fed possa intaccare la crescita.
Per il Fondo monetario internazionale, che ha ridotto la sua stima sulla crescita statunitense al 2,3% nel 2022 dal 2,9% proiettato a giugno, evitare la recessione sta diventando "sempre più impegnativo".
Con il sentiment degli investitori tedeschi (Zew) crollato, le scommesse su un inasprimento Bce si sono ridimensionate.