Le borse dell’Europa salgono in avvio di seduta. Gli ordini all'industria, in Germania, hanno invertito il trend in maggio, registrando un incremento dello 0,1%, primo segno positivo dopo tre mesi di ribasso. Il consensus era -0,6%.
La caduta del prezzi delle materie prime innescata dalle aspettative di uno schianto del ciclo economico, aveva ieri inizialmente depresso tutta la borsa degli Stati Uniti, ma nel corso della seduta il trend si è invertito. Il Nasdaq, favorito dalla forte discesa dei rendimenti delle obbligazioni, ha chiuso in rialzo dell’1,7.
L’indice Bloomberg Commodity ha chiuso in calo del 4,5%, la variazione giornaliera più ampia degli ultimi quattro mesi. Il petrolio WTI sale dell'1,5% a 101 dollari, all’indomani del ribasso dell’8,4%. Brent in rialzo del 2% a 104 dollari. Le considerazioni che hanno innescato il movimento di ieri sono tutte sulla domanda: se, come stanno anticipando i dati prospettivi, l’economia si ferma, ci sarà un calo della richiesta di energia. Le persone spenderanno meno, andranno meno in giro in macchina ed in aereo, le fabbriche lavoreranno ad un ritmo meno forsennato. E così via. Lo si è già visto nel corso del biennio 2007-2008, quando il prezzo del petrolio, per effetto dello scoppio della bolla dei subprime, passò velocemente da 150 dollari a 40 dollari. Ieri Citigroup ha avvertito che potrebbe arrivare nel giro di pochi mesi a 65 dollari il barile, la prossima estate potremmo essere sotto i cinquanta dollari.
I timori di recessione hanno spinto all’ingiù i tassi di mercato. La curva dei tassi, sul tratto dieci anni - due anni, è invertita: lo spread è -1 punto base. La statistica ed una parte della dottrina economica afferma che l’inversione della curva anticipa la recessione.
Nomura, in un report diffuso stanotte, la dà come molto probabile nei prossimi dodici mesi negli Stati Uniti ed in altre undici grandi economie. Il grande rallentamento è voluto e gestito dalle banche centrali. Molte di queste, stanno lavorando come se avessero solo un mandato, la lotta all’inflazione. Per non perdere in credibilità, il loro asset più prezioso, hanno deciso di essere molto aggressive. L’analista si aspetta che negli Stati Uniti la recessione duri poco più di un anno.
Si indebolisce la sterlina, dopo le dimissioni di due ministri di peso, quello dell’economia e quello della salite. Il premier Boris Johnson, che secondo qualche osservatore non dovrebbe riuscire a reggere all’urto di due uscite così pesanti, ha già nominato i sostituti.
Attesi in serata i verbali della riunione di politica monetaria della Fed di metà giugno in cui l'istituto centrale ha optato per un rialzo dei tassi da 75 punti base.
Sotto la lente degli investitori gli indizi per meglio comprendere il futuro percorso della stretta negli Usa dopo che l'istituto centrale ha chiarito di essere fortemente impegnato a tenere a bada l'inflazione a tutti i costi.
A luglio i mercati si aspettano un ulteriore ritocco del costo del denaro da 50 o 75 punti base.
Prevista oggi una riunione del Consiglio BCE senza comunicazioni sui tassi, mentre domani sarà diffuso il resoconto del meeting del 9 giugno, in cui Francoforte ha segnalato una stretta di 25 pb a luglio, seguita da un ulteriore incremento a settembre.