Di fronte alla forte incertezza sull'evoluzione della crisi e segnatamente sull'impatto che le sanzioni avranno sull'economia globale, gli investitori hanno bruscamente ridimensionato le loro attese di inasprimento monetario nella zona euro, innescando un movimento di violento repricing che ha portato i rendimenti in picchiata ieri ai minimi da maggio 2020. Si riparte stamani dall'1,42% per il tasso del decennale benchmark giugno 2032 - che ieri è arrivato a perdere in seduta fino a 38 punti base, nel suo più ampio calo giornaliero da marzo 2020 - e dai 147 punti base per lo spread con la Germania, mentre il rendimento dell'omologo Bund è tornato a registrare il segno meno per la prima volta da un mese sostenuto da massicci acquisti flight-to-safety. I mercati monetari della zona euro sono passati a prezzare meno di 20 punti base di rialzo dei tassi entro dicembre, in calo rispetto ai circa 30 punti prezzati lunedì e ai 40 prima dell'invasione russa giovedì scorso.
Occhi alla stima dei prezzi al consumo per l'area euro di febbraio, che Eurostat renderà nota stamattina, dopo che il dato tedesco di ieri si è attestato al 5,5% annuo e quello italiano al 5,7%, entrambi oltre le attese. Nel pomeriggio dagli Usa, i numeri Adp sui nuovi occupati del settore privato in febbraio, attesi a +388.000 dopo il calo del mese prima, considerati un buon indicatore in vista delle statistiche che il Dipartimento del Lavoro diffonderà venerdì.
Mentre il mercato guarda alla possibilità di un rialzo dei tassi Fed di 25 punti base al meeting di marzo nonostante il conflitto - senza ancora escludere completamente un +50 punti - primo incremento di un ciclo di meno di sei quest'anno, i riflettori saranno nel pomeriggio all'audizione semestrale sulla politica monetaria che Powell terrà davanti alla Commissione Servizi finanziari della Camera. Si tratta del primo discorso pubblico da parte del numero uno della Fed da circa cinque settimane, mentre lo scenario geopolitico è drammaticamente cambiato.
Continua la corsa del petrolio spinta dal conflitto e dalle sanzioni, con il Brent che ha superato i 110 dollari al barile, salendo di oltre il 5,8% a 111,09 dollari, ai massimi da luglio 2014.