La Gran Bretagna è stata la prima economia G7 ad alzare i tassi di interesse da quando è scoppiata la pandemia, la Federal Reserve ha segnalato l'intenzione di seguirne le orme nel 2022 mentre la Bce si è limitata a ridurre leggermente lo stimolo. La Lagarde ha spiegato che è improbabile un rialzo del costo del denaro il prossimo anno, pur lasciando la porta aperta. Nel comunicato Francoforte ha detto che chiuderà il Pepp a marzo ma che potenzierà gli acquisti Qe a 40 miliardi al mese nel secondo trimestre del 2022 per poi portarli a 30 miliardi nel terzo trimestre e, da ottobre in poi, fin quando necessario, a 20 miliardi. La reazione della carta italiana è stata più marcata subito dopo la diffusione del comunicato, interpretando la decisione sul futuro del Qe come meno generosa del previsto, per poi parzialmente riassorbirsi.
A completamento di una settimana a dir poco intensa sul fronte delle banche centrali, al termine del suo meeting, la Banca del Giappone ha ridotto i fondi a sostegno della pandemia mantenendo una politica monetaria ultra accomodante e ha esteso il sostegno alle piccole imprese, rafforzando le aspettative di restare una delle banche centrali più dovish nel prossimo futuro. Nel dettaglio, la BoJ ha esteso di sei mesi, a marzo prossimo, la deadline per il programma di prestiti per la pandemia pur con alcune modifiche alle condizioni per garantire alle banche un canale di finanziamento alle piccole imprese. L'istituto però ha deciso di rallentare gli acquisti di corporate bond e commercial paper ai livelli pre-pandemia da aprile. A novembre l'inflazione nipponica salirà probabilmente al ritmo più rapido in 20 mesi. Il dato è in agenda la prossima settimana.
Da Eurostat la lettura finale dell'inflazione di novembre, cresciuta secondo la stima del 30 novembre al tasso annuo di 4,9%, massimo storico, raggiungendo probabilmente il picco prima di una lenta flessione. Si cercherà di interpretare il dato alla luce delle parole della presidente Bce Lagarde ma soprattutto delle indiscrezioni secondo cui una parte del consiglio - quella dei falchi - vede rischi al rialzo sulle nuove stime di inflazione che indicano una media di 2,6% quest'anno, 3,2% il prossimo, 1,8% nel 2023 e nel 2024.