CAFFE’ ESPRESSO

22 ottobre 2021 - Oggi focus sugli indici direttori acquisti (Pmi).

I riflettori saranno sulle stime flash PMI in arrivo da Germania, Francia e dall'intero blocco per il mese di ottobre, con il consensus che è per un rallentamento sia nel comparto manifattura - alle prese con gli effetti dei pesanti colli di bottiglia nelle forniture - che nei servizi. Nel pomeriggio PMI Usa. A parte gli odierni dati Pmi che potrebbero costituire un driver per il mercato, l'attenzione si concentra ormai sul meeting Bce della prossima settimana. Secondo alcuni analisti la consueta conferenza stampa della numero uno Christine Lagarde potrebbe in qualche modo prendere le mosse dal recente intervento del capo economista Philip Lane, che ha messo in luce una discrepanza tra la visione del mercato e la forward guidance di Francoforte.

Gli economisti interpellati per un sondaggio Reuters dicono che la Bce sarà una delle ultime tra le principali banche centrali ad alzare i tassi di interesse, anche se 35 su 40 ritengono che permanga il rischio di un rialzo prima di quanto attualmente previsto, cioè il 2024.

Aprono intanto la strada a nuovi possibili frizioni nella Bce le dimissioni del numero uno della Bundesbank Jens Weidmann.

S&P si pronuncia in serata sull'Italia, in un intervento che non dovrebbe riservare sorprese. Lo scorso aprile Standard & Poor's aveva lasciato invariato il rating sovrano del Paese a 'BBB' con outlook 'stabile', argomentando che l'accelerazione nella campagna vaccinale e l'aumentato stimolo fiscale avrebbero facilitato una solida ripresa economica nella seconda metà dell'anno.

 

Occhi nel pomeriggio su un intervento del presidente Fed. Se l'avvio imminente della riduzione negli acquisti di asset non sembra in discussione, le incertezze sul ritmo della ripresa economica Usa sollevano domande su quanto sarebbe opportuno un rialzo dei tassi di interesse a fronte dell'inflazione alta. Anche ieri il governatore della Federal Reserve ha sottolineato che i prossimi mesi saranno critici per capire se la fiammata dell'inflazione sia transitoria. Proprio ieri il tasso di inflazione 'breakeven' a 10 anni ha toccato il massimo da settembre 2012 a 2,614%.

 

Il benchmark decennale Usa sui mercati asiatici rende 1,680%, in rialzo di 0,005 rispetto alla chiusura a 1,675%, dopo il massimo da cinque mesi a 1,705% toccato nella notte.

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