Appuntamento clou della giornata le aste di metà mese, con il Tesoro che mette a disposizione fino a 9,25 miliardi di euro nel nuovo titolo a sette anni (cedola 0,50%) e nelle riaperture del 3 e del 30 anni. I rendimenti su tutte le scadenze sono visti generalmente in rialzo, ai massimi da diversi mesi.
Il sentiment del mercato - già appesantito da un'offerta particolarmente massiccia nelle ultime settimane - è stato ulteriormente fiaccato ieri da dati sull'inflazione Usa più forti delle attese che hanno riacceso i timori secondo cui la Fed sarà costretta a ragionare di tapering prima del previsto. Nel mese di aprile l'indice dei prezzi al consumo statunitense ha registrato il balzo più consistente degli ultimi 12 anni, sostenuto dal boom della domanda seguito alla graduale riapertura post-pandemica. La Federal Reserve ha ribadito più volte recentemente di ritenere che l'attuale impennata dei prezzi avrà natura transitoria. Ultimo in ordine di tempo, il vicepresidente Richard Clarida ha sottolineato ieri che in caso l'aumento fosse persistente la banca centrale utilizzerà tutti gli strumenti a sua disposizione per frenarlo. Il banchiere centrale ha aggiunto che è presto per una riduzione degli acquisti di bond e più in generale del supporto all'economia, rimarcando che, nonostante dati macro forti e in parte sorprendenti, la Fed non cambierà i suoi piani. Nonostante le rassicurazioni, dopo gli ultimi dati, i mercati monetari statunitensi prezzano una probabilità del 100% di un rialzo di un quarto di punto dei tassi di interesse Usa entro dicembre 2022, da 88% prima della diffusione delle statistiche. Il ciclo di tightening inizierebbe così qualche mese prima rispetto a quanto inizialmente stimato, con attese che vedono tre successivi rialzi fino a dicembre 2023. I rendimenti a 10 anni si sono stabilizzati all'1,68% dopo essere saliti di 7 punti base in seguito ai dati sull'inflazione statunitense nel loro più consistente balzo giornaliero in due mesi, con la curva che si è notevolmente irripidita.