Petrolio ancora protagonista. Il future del petrolio WTI con consegna a giugno, quello che dovrebbe indicare in questo momento il prezzo del petrolio "vero", è in rialzo del 2,5% a 21 dollari. Oggi è l’ultimo giorno di quotazione del future consegna maggio, precipitato ieri a -40 dollari il barile.
La differenza tra la quotazione dei due contratti riflette l’aspettativa di una ripartenza della domanda capace di svuotare nel giro di poche settimane i serbatoi, ora quasi colmi in molte parti del Nord America. In Europa la situazione degli stoccaggi è meno grave perché le aree di produzione sono più vicine a quelle di consumi, di conseguenza il Brent tiene meglio le posizioni e gira a 25 dollari il barile stamattina, in calo dell’1%, dal —9% di ieri in chiusura. C’è il rischio che anche il petrolio europeo si avviti all’ingiù sono molto alti, soprattutto se la ripartenza delle attività in Europa sarà lenta. Il crollo del prezzo dovrebbe portare in teoria dei benefici ai paesi consumatori, ma nella pratica avviene che le ricadute negative sulle economie esportatrici di greggio sono talmente pesanti, da provocare brutti contraccolpi a tutto il pianeta. Il crollo delle quotazioni mette in crisi molti soggetti, primi tra tutti, i grandi fondi sovrani dei paesi produttori, detentori di importanti partecipazioni in centinaia di società quotate: in caso di rapido deterioramento delle condizioni di mercato, i gestori devono affrettarsi a vendere, in modo da rispettare gli equilibri dei colossali portafogli detenuti. Gli effetti si sono cominciati a vedere ieri a Wall Street, con il -2,4% del Dow Jones ed il -1,7% dell’S&P500. Nel corso della notte il trend non è cambiato in Asia e stamattina le aperture europee sono negative tra 1,5 e 2%.
Secondo indiscrezioni circolate nelle ultime ore, il presidente Kim Jong Un, sarebbe in cattive condizioni di salute, a seguito di un intervento chirurgico al cuore avvenuto nei giorni scorsi
Il dollaro si è apprezzato nelle ultime ore nei confronti delle valute dei paesi produttori di petrolio, come per esempio il rublo ed il pesos del Messico.
Poco mosso l’euro dollaro, mentre proseguono i preparativi per il Consiglio Europeo di giovedì.
Nel giorno della ripartenza dei negoziati su Brexit, l’euro sterlina ha guadagnato ieri lo 0,5% a 0,873. Nell’ultimo mese la valuta unica ha perso oltre il 5% nei confronti della controparte britannica, ma quando si torna a parlare del divorzio del Regno Uniti dall’Unione Europea, lo scenario cambia. Se la trattativa non dovesse decollare e se non arriveranno chiarimenti sul processo di distacco, la sterlina potrebbe tornare ad indebolirsi.
Dopo una seduta in territorio negativo, specie sulle scadenze medio-lunghe, la carta italiana oggi riparte da 240 punti base per lo spread e 1,95% per il tasso del Btp decennale di riferimento. A febbraio, secondo i dati diffusi ieri da Bankitalia, il portafoglio degli investitori esteri in titoli di Stato italiani è aumentato di 2 miliardi di euro dopo gli acquisti netti per oltre 23 miliardi del mese precedente, mentre da marzo si stima un saldo negativo.
In questo contesto, venerdì è atteso il giudizio di S&P sui conti italiani, che parte da un BBB con Outlook negativo. I conti sono già deteriorati e di per sé porterebbero ad un downgrade. Tuttavia S&P giudicherà anche l’attuale contesto che potrebbe essere di recessione transitoria ed in ogni caso valuterà la rete di protezione che Europa e >bce in particolare hanno attivato per evitare il collasso. Anche se esiste effettivamente, guardando i numeri senza contestualizzarli alla crisi globale in corso, per un downgrade a titoli spazzatura, questo non porterà all’Italia problemi di accesso alle operazioni Bce avendo recentemente quest’ultima abbassato i requisiti.
La risposta della politica di bilancio alla crisi è stata finora inadeguata e minaccia il mercato unico, ha detto il membro del board Bce Fabio Panetta.
La Bce concederà alle banche il tempo per tornare ai normali livelli di capitale e liquidità una volta che la crisi provocata dal coronavirus sarà conclusa. Ieri intanto Francoforte ha reso noto di avere venduto la settimana scorsa titoli pubblici nell'ambito del programma Qe per 2,155 miliardi di euro contro acquisti per quasi 14 miliardi la settimana precedente, mentre il portafoglio Bce dei titoli sottoscritti -- per lo più da Banca d'Italia -- al 17 aprile per il nuovo programma Pepp è salito di una ventina di miliardi, a 70,674 miliardi.
La Cina ha tagliato il tasso benchmark per la seconda volta quest'anno, per ridurre i costi di finanziamento per le aziende nell'ambito di un'economia in contrazione per la prima volta da decenni: l'Lpr a un anno è stato portato al 3,85% dal 4,05%, quello a cinque anni a 4,65% da 4,75%.
Focus sull'indice Zew tedesco in piena emergenza coronavirus: secondo le attese, ad aprile il sentiment economico dovrebbe essere pari a -42,3 dal -49,5 di marzo.