Sui paesi dell’eurozona “continuano a pesare le incertezze globali” con il “recente rallentamento della crescita e del commercio” mondiale. Le previsioni economiche di primavera hanno rivisto al ribasso il pil dell’eurozona, all’1,2% per il 2019 dall’1,3% delle stime di febbraio e all’1,5% per l’Ue dal precedente 1,6%. La crescita economica in Europa si appoggerà interamente sull’attività interna. Anche perché, avverte Bruxelles, “la continua debolezza del settore manifatturiero gioca ugualmente un ruolo, soprattutto in quei Paesi che incontrano problemi specifici nell’industria auto“, come la Germania. Il Pil tedesco nel 2019 salirà dello 0,5%, il secondo più basso dell’Ue dopo lo 0,1% dell’Italia. È quanto emerge dalle previsioni economiche di primavera, in cui si evidenzia anche il ruolo delle politiche fiscali di Berlino “moderatamente espansive”. Il brusco arresto del Pil tedescoè dovuto al “forte impatto” della crisi del settore auto nazionale, ora a un punto morto dopo lo scandalo del Dieselgate, e alla ‘guerra dei dazi‘ a livello di commercio globale, dove il “protezionismo crescente” ha colpito l’economia tedesca basata sull’export. Solo grazie al “ruolo importante giocato dalla domanda interna nello stabilizzare la crescita nel 2018, insieme all’aumento del potere d’acquisto delle famiglie, dei consumi e degli investimenti, la Germania ha potuto evitare una recessione tecnica. La conferma del momento delicato per l’industria tedesca è stato evidenziato in mattinata dal dato sugli ordini risultati in marzo sotto le attese. Il clima resta teso per il timore che possa saltare il negoziato sui dazi tra Usa e Cina dopo la decisione dura di Trump di attivare dazi da subito in reazione ad una marcia indietro di Pechino su impegni sostanziali: le trattative comunque continuano e il vicepresidente cinese è atteso giovedì e venerdì negli Usa per nuovi colloqui. La Commissione europea rivede al ribasso rispetto alle proiezioni di febbraio di un decimo sia sul 2019 sia sul 2020 per la crescita italiana, con un orizzonte di 0,1% su quest'anno e 0,7% il prossimo. Bruxelles torna a sottolineare la piaga del debito pubblico: in rapporto al Pil l'onere del debito è cresciuto nel 2018 a 132,2% e lieviterà secondo le nuove stime a 133,7% quest'anno e 135,2% il prossimo. Sul fronte del disavanzo strutturale la Commissione ipotizza un passivo "considerevole". Dopo il 2,2% del 2018, l'attesa Ue sul deficit strutturale italiano è di 2,4% quest'anno e 3,6% nel 2020, naturalmente a politiche invariate. La reazione sui tassi vede un calo dei rendimenti Bund che tornano sotto lo zero (-0,03%) e dell’Irs 10 anni sotto lo 0,50% (0,47%); si allarga lo spread Btp Bund a 262 bps con il decennale italiano (nuovo benchmark) al 2,59% dal 2,56%. Nonostante la pesantezza dei giudizi sull’Italia, a giudicare dalle reazioni, va riconosciuto un ottimismo maggiore dei mercati rispetto a quello della Commissione.
La produzione industriale tedesca a marzo sale dello 0,5% decisamente meglio delle attese (-0,4%) e in rialzo rispetto a febbraio (0,4%).
Qualche nuovo spunto sullo stato di salute dell'economia della zona euro potrebbe giungere dall'intervento del presidente Bce Draghi a un evento a Francoforte.
Le esportazioni cinesi hanno visto ad aprile un'inattesa contrazione mentre l'import ha a sua volta sorpreso le previsioni con il primo incremento in cinque mesi, restituendo un quadro misto dell'economia del Paese alle prese con la guerra dei dazi con gli Usa. Le esportazioni hanno messo a segno un calo del 2,7% su anno a fronte di attese per un incremento del 2,3% mentre l'import ha visto una crescita del 4,0% su anno a fronte di un consensus per -3,6%. La bilancia commerciale si è attestata a 13,84 miliardi di dollari al di sotto delle attese per 35 miliardi.