AGGIORNATI I LISTINI DELLE BANCHE: RINCARI PESANTI SUI FINANZIAMENTI.

L’aggiornamento dei “listini” delle banche ad inizio ottobre è di quelli da lasciare di stucco. Per chi deve accedere ad un nuovo finanziamento “il prezzo da pagare” è molto alto. Per chi la provvista c’è l’ha già in casa, nonostante il rialzo dei tassi degli ultimi giorni, rimangono occasioni interessantissime per trasformare in fisso operazioni già in essere.

Più volte nel corso degli ultimi mesi abbiamo sottolineato come l’aumento del rischio “Italia” (spread oggi Btp-Bund al 3,65%% sui dieci anni) significhi un aumento del costo del funding per le banche nostrane. Questo è tanto più vero quanto più perdura l’attuale crisi di sfiducia verso i titoli del nostro debito pubblico. Il ribaltamento di questo costo sugli spread applicati alle operazioni di finanziamento e leasing dipende da quanta provvista era già in cassa alle condizioni dei mesi passati (prima di luglio) e quanta invece debba essere raccolta sul mercato alle attuali onerosissime condizioni.

Alcune banche minori tendono ad utilizzare provvista su duration più corte per finanziare il lungo. In questo modo, vuoi anche per politiche commerciali, dette banche contengono l’aumento degli spread salvo accollarsi il rischio di liquidità connesso al disallineamento temporale tra raccolta e impieghi.
Ben più elevati risultano i ritocchi all’insù applicati ai listini dagli istituti maggiori.

Da inizio ottobre, gli spread sui finanziamenti a medio lungo termine e leasing sono ancora aumentati. I livelli attualmente applicati dai big del credito alle imprese top standing viaggiano oltre i 4 punti sopra l’Euribor, livelli assolutamente impensabili  fino a poco tempo fa. L’impresa di standing medio sta pagando il 5% e oltre di spread. Da notare che tali spread non recepiscono appieno l’ulteriore penalizzazione che le banche hanno subito sul costo del funding nelle prime due settimane di ottobre. In assenza di un rapido dietro front delle condizioni di pricing sul rischio Italia é estremamente probabile che il best price a medio – lungo per le imprese a novembre oltrepasserà i 4,5 punti percentuali di spread per salire al 5,5 e oltre per quelle di medio standing (non vogliamo pensare a ciò che pagheranno le imprese di standing medio – basso).

Diventa difficile difendersi da questi rincari: un piccolo e solo a volte percorribile escamotage, potrebbe essere quello di contrattare con le unghie la penale di riscatto anticipata. Su questo fronte tuttavia segnaliamo che non tutte ma buona parte delle banche, stanno provvedendo ad aumentarle per scoraggiare eventuali chiusure anticipate in caso si assistesse ad netto calo del costo del funding a seguito di un rientro delle tensioni sull’Italia che conducesse ad un forte restringimento dello spread vs Bund. La banca in questo caso si troverebbe con una provvista estremamente cara da riposizionare sul mercato a costi non più competitivi.

Estremamente fortunate invece le imprese  che hanno già perfezionato operazioni di finanziamento o leasing nei mesi scorsi. Da un lato non devono subire i rincari di spread di cui si é detto, dall’altro possono sfruttare il crollo dei tassi IRS per trasformare ad un tasso fisso estremamente competitivo il costo della provvista.

Chi ad esempio ha stipulato negli anni scorsi leasing immobiliari con spread 1,25% sull’Euribor 3 mesi e ha una durata residua di 10 anni, può chiudere l’operazione ad un fisso finito del 3,60% circa attraverso IRS con piano di ammortamento analogo a quello del leasing: infatti un IRS ammortizzato 10 anni costa oggi attorno al 2,35% (aggiungendo l’1,25% di spread si arriva al 3,60% indicato).

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