Le emissioni italiane, con le aste in programma oggi, dall'inizio dell'anno raggiungerebbero 296,5 miliardi - incluse le operazioni di buyback - equivalenti a circa l'83,5% del funding requirement previsto per l'intero anno.
In una seduta avara di spunti macro, il focus degli investitori, oltre che sulla copiosa offerta, resta sui movimenti del greggio e sulle tensioni sul debito francese.
Dopo essere saliti di quasi due dollari al barile ieri, i prezzi del petrolio scendono stamani e si avviano a registrare la prima flessione in quasi una settimana, mentre gli operatori continuano a valutare i rischi per l'offerta legati agli attacchi all'Arabia Saudita, bilanciandoli però con la prospettiva di un aumento delle forniture di diesel dalla Russia. Il futures sul Brent viaggia in calo a 105,54 dollari il barile.
L'economia globale riuscirà a mantenere una crescita reale del Pil superiore al 3% quest'anno, grazie ai forti investimenti nell'intelligenza artificiale che compensano lo shock energetico provocato dalla guerra in Medio Oriente, ma i rischi al ribasso sono in aumento e un numero crescente di Paesi resta indietro ed è vulnerabile all'aumento dell'onere del debito. Nonostante il protrarsi del conflitto, che ha mantenuto il prezzo del petrolio sopra i 100 dollari al barile, l'Fmi prevede per il 2026 una espansione globale del 3,1%, in lieve rialzo rispetto al 3,0% stimato a luglio.
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CAFFE’ ESPRESSO
13 ottobre 2026 - Funding Italia all'83,5% circa del fabbisogno annuo programmato.
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