Le spedizioni di greggio restano bloccate nello Stretto di Hormuz, cosa che ha innescato un nuovo balzo dei prezzi del petrolio, crollati del 13% sotto i 90 dollari al barile venerdì quando il passaggio era stato momentaneamente riaperto. Il futures sul Brent viaggia in rialzo di 5,03 dollari a quota 95,41 e quello sul Nymex di 5,10 dollari a 88,95. Sette settimane di guerra non sono riuscite a rovesciare i vertici iraniani né a costringerli a soddisfare le richieste della Casa bianca, mentre emerge sempre più chiaramente che il tallone d'Achille di Washington è la pressione economica. Dall’inizio del conflitto, quasi 50 giorni fa, il mondo ha perso oltre 50 miliardi di dollari in termini di mancata produzione di greggio e gli effetti di ritorno della crisi si faranno sentire per mesi se non per anni.
Si preannuncia una seduta all'insegna della volatilità, con un'inversione di tendenza dopo il rally messo a segno venerdì.
Lagarde, che riprenderà la parola in un evento pubblico nel tardo pomeriggio, ha ribadito recentemente che la guerra contro l’Iran potrebbe frenare la crescita dell’area euro e spingere l’inflazione oltre proiezioni - già alzate - costringendo la Bce a restare particolarmente vigile.
Per il Fondo monetario internazionale, Francoforte dovrebbe aumentare due volte quest’anno il tasso di riferimento per contrastare una fiammata dei prezzi legata all’energia, per poi invertire la rotta nel 2027.
Arriveranno in settimana aggiornamenti su come le imprese dell'Eurozona stanno affrontando le incertezze legate al quadro geopolitico e le ricadute sui prezzi. Le indagini Pmi di marzo avevano mostrato un forte aumento dei costi degli input e un rallentamento dell’attività complessiva, riflettendo l’impatto di mercati energetici volatili e catene di fornitura sotto pressione.
Il Pmi composito di aprile - che verrà pubblicato giovedì - dovrebbe scendere a quota 50,2 da 50,7, stando al consensus, segnalando un’economia sostanzialmente stagnante all’inizio del secondo trimestre. Un ulteriore indebolimento dell’output potrebbe accompagnarsi a nuove pressioni al rialzo sui costi anche se per ora il trasferimento sui prezzi finali dovrebbe restare contenuto.
Riflettori puntati sull’audizione al Congresso, prevista domani, per la conferma di Kevin Warsh, candidato di Trump alla guida della banca centrale Usa. Il dossier tassi resta politicamente sensibile, con lo shock energetico che ha messo in forse l'allentamento scontato prima dell'inizio del conflitto.
La Casa bianca ha intensificato gli attacchi contro l’attuale presidente Jerome Powell per la mancata riduzione del costo del denaro, arrivando a minacciare la sua rimozione dal board Fed se non lascerà l’incarico alla scadenza del mandato il 15 maggio. Cresce il rischio che entro quella data non venga confermato un successore: un eventuale ritardo nella nomina di Warsh potrebbe però giocare a suo favore, dal momento che nel breve periodo avrebbe comunque poche possibilità di convincere il FOMC a tagliare i tassi in linea con le richieste trumpiane.
CAFFE’ ESPRESSO
20 aprile 2026 - Lo stretto di Hormuz è il market maker.
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