Come atteso la Banca centrale europea ha lasciato i tassi di interesse invariati al 2%, una decisione presa all'unanimità, concentrandosi sui rischi di inflazione legati agli effetti del conflitto in Medio Oriente. Se, come hanno detto le fonti, lo scenario base è considerato già obsoleto dai banchieri centrali, nello scenario grave delineato da Francoforte - che prevede un picco del greggio a quasi 150 dollari il barile entro giugno - l'inflazione rischia di balzare fino a 4,4% quest'anno e a 4,8% il prossimo. Nella consueta conferenza stampa, Christine Lagarde ha sottolineato che rispetto allo shock del 2022 la zona euro è in una posizione favorevole, con l'inflazione in linea con l'obiettivo di 2%. Sulla scia di queste indicazioni, i trader ieri sera davano la probabilità di un rialzo dei tassi entro aprile oltre 60% prezzando pienamente una mossa entro giugno, e prezzavano grossomodo 70 punti base di stretta monetaria quest'anno rispetto ai 50 circa del giorno prima. Ieri anche Banca d'Inghilterra, che ha deciso all'unanimità di lasciare il tasso di riferimento a 3,75%, si è detta "pronta ad agire" di fronte al rischio di un'inflazione a 3,5% nei prossimi due trimestri.
Fiammata dei rendimenti, specie sul segmento breve, sulla scia dell'escalation del conflitto in Iran.
Quotazioni del petrolio in calo dopo che le principali economie europee e il Giappone si sono detti pronti a partecipare agli sforzi per garantire la sicurezza della navigazione nello stretto di Hormuz e dopo che gli Usa Uniti hanno delineato misure per aumentare l'offerta.
Nel tentativo di frenare la fiammata dei prezzi, il segretario al Tesoro Bessent annuncia che la Casa Bianca potrebbe a breve rimuovere le sanzioni sul greggio iraniano bloccato sulle petroliere e accenna al possibile nuovo sblocco dalle riserve strategiche.
Intorno alle 7,40, il futures sul Brent viaggia in calo di un dollaro e 5 cent a 107,60 dollari il barile e quello sul Nymex arretra di un dollaro e 43 cent a 94,71 dollari. Su base settimanale, il Brent resta avviato a un rialzo prossimo a 4%, mentre per i contratti Usa si profila una flessione di oltre 4%, primo calo da cinque settimane.
Dollaro cedente, in calo rispetto ai recenti massimi in risposta alla virata hawkish delle principali banche centrali legata allo shock energetico.
CAFFE’ ESPRESSO
20 marzo 2026 - Rendimenti a breve in rialzo dopo la Bce.
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